TESTUDO GRAECA (Linnaeus, 1758)

TARTARUGA GRAECA O MORESCA

Traduzione libera dell’articolo redatto e pubblicato da Aline sul Forum francese Tortues-Actions :
- SCHEDA TESTUDO GRAECA 1^ PARTE
- SCHEDA TESTUDO GRAECA 2^ PARTE

con l'aggiunta di una breve descrizione delle sottospecie e di alcune foto di riconoscimento tradotto in francese da Aline:http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-graeca-f15/taxons-de-graeca-t9088.htm.


Testudo graeca marokkensis (femmina) - FOTO DEL MESE SETTEMBRE 2008 (Foto Aline, 2008)

TASSONOMIA E AREA DI DIFFUSIONE

CHI E' LA "TARTARUGA GRECA"?

E’ una tartaruga mediterranea, che insieme alla tartaruga di hermann (Eurotestudo hermanni) fa parte delle tartarughe comunemente note ai più quali “tartarughe da giardino” troppo spesso ignari della loro origine.

In effetti non è cosa semplice definire questa specie che ingloba una grande varietà di taxa differenti.

La classificazione di Testudo graeca è stata oggetto di interpretazioni molto diverse, controverse e tuttora in evoluzione.

Essa è stata descritta per la prima volta nel 1758 da Linneo che gli ha dato il nome di Testudo graeca dal quale deriva poi il suo appellativo comune di tartaruga graeca o moresca. Questa denominazione non a nulla a che vedere con la sua origine, ma fu suggerita a Linneo dai disegni delle sue scaglie marginali che gli ricordavano una frisa greca. Con l’appellativo di Testudo graeca Linneo designava l’insieme di tutte le tartarughe mediterranee che all’epoca egli considerava come un’unica specie.

In effetti, oggi, dopo due secoli di studi tassonomici è possibile apprendere che la tartaruga greca non fa capo ad un unico gruppo, ma è costituita da una moltitudine di taxa differenti che presentano tuttavia delle caratteristiche comuni.

Fino a qualche tempo fa si includevano nel gruppo Testudo graeca, i sotto-gruppi Testudo marginata e Testudo ibera. Tuttavia le recenti pubblicazioni di Van der Kuyl et al., in data Aprile 2005, hanno stabilito che Testudo graeca et Testudo ibera sono geneticamente differenti e pertanto potrebbero essere considerate a pieno titolo come specie a  se stanti.

Allo stesso modo altri due sotto-gruppi di graeca sono stati elevati al rango di specie a causa delle loro differenze morfologiche a livello della struttura ossea, si tratta di Testudo kleinmanni, che raggruppa Testudo kleinmanni e Testudo weirneri, e Testudo withei.

Al momento poche sono le sottospecie ufficialmente riconosciute, ma molte sono le indagini in atto e diverse le specie proposte anche se non ancora ufficiali.

Per ulteriori dettagli in merito alla tassonomia, consultare il sito:

www.reptile-database.org

che contiene la collezione completa di tutta la tassonomia delle Testudo graeca aggiornata al 2005.

http://www.tigr.org/reptiles/species.php?genus=Testudo&species=graeca

oppure consultare la rivista Manouria, numero speciale anno 7 (22) 2004, nella quale è stato realizzato uno studio molto ben riuscito sulla Testudo graeca e la sua nomenclatura.

RIPARTIZIONE

La Testudo graeca occupa un’ampia zona che va dal sud della Spagna (comprese le isole Baleari) fino all’Africa del Nord (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, e Nord dell’Egitto) ma essa è anche presente in Sardegna, Albania, Grecia, Turchia, una parte della Romania, in Medio Oriente, Iran, Irak e nel Caucaso russo.

A causa di questa ampia diffusione è possibile trovare questa specie in luoghi e climi molto diversi, andando dal livello del mare delle Oasi del Marocco del Nord agli altopiani della Turchia e dell’Iran, fino a 2000 m d’altitudine. Tutto ciò contribuisce a spiegare la variabilità fenotipica di questa specie (taglia, colorazione, forma) nelle differenti popolazioni locali.

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE COMUNI DEL GRUPPO T. GRAECA

scaglia sopracaudale unica (con qualche rara eccezione);
uno sperone corneo alla base delle zampe posteriori (ad eccezione di T. g. soussensis);
coda piuttosto corta priva di sperone corneo all’estremità;
piastrone leggermente mobile nella parte posteriore (a livello della sutura tra le placche addominali e femorali);
la prima placca vertebrale ha i bordi arrotondati (contrariamente a quanto osserviamo generalmente in Testudo ibera) con alcune eccezioni in T. g. nabeulensis;
per quanto attiene alla taglia e alla colorazione è difficile stabilire delle costanti, tenuto conto della grande variabilità anche all’interno del medesimo taxon.

Potremmo tuttavia prendere come base di riferimento le caratteristiche della specie nominale Testudo graeca graeca, relativamente diffusa negli allevamenti europei, e che corrisponde alla descrizione fatta da Linneo su un esemplare originario del forte di Santa Cruz a Oran (Algeria).

DESCRIZIONE DELLA TESTUDO GRAECA

Il carapace bombato, a forma di cupola, può presentare una colorazione che varia dal beige/giallo pallido al verde oliva fino al bruno, le placche cornee sono bordate di scuro e presentano una macchia nera centrale. Tuttavia in relazione alle regioni di provenienza e all’habitat d’origine, anche in relazione all’altitudine sul livello del mare, queste tartarughe possono presentare colorazioni molto differenti tra loro, più chiare o più scure con macchie più o meno intense e definite.

  • le scaglie marginali presentano sul bordo verticale dei triangoli scuri con la punta rivolta verso l’altro;
  • il piastrone presenta generalmente delle macchie scure dette a “colpi di forbice”;
  • la testa è molto scura, solitamente nera, con delle macchie giallo chiaro sul capo e ai lati del naso;
  • la colorazione della pelle varia dal giallo-arancio al marrone scuro, fino al nero;
  • la taglia degli esemplari adulti varia dai 15 ai 25 cm, le femmine che raggiungono dimensioni maggiori dei maschi;

CARATTERI DISTINTIVI DI ALCUNE DELLE PRINCIPALI SOTTOSPECIE DI TESTUDO GRAECA/IBERA

TESTUDO GRAECA GRAECA

Testudo graeca graeca LINNAEUS 1758

Testudo graeca graeca del nord della tunisia (esemplare di circa 4 anni)
(Foto Massimo Lazzari, 2008)


Testudo graeca marokkensis PIEH & PERÄLÄ 2004

Questa sottospecie, diffusa principalemente in Marocco, comprende numerose popolazioni che occupando diverse tipologie di territorio dalle caratteristiche climatiche molto variegate, esse costituiscono un gruppo nel loro complesso molto eterogeneo sia dal punto di vista morfologico che da quello comportamentale. Ci sono popolazioni che estivano ed altre che ibernano e anche la colorazione del carapace sembra scurirsi con l’aumentare dell’altitudine sul livello del mare delle loro zone d’origine.

(Foto Aline, 2008)

In generale si tratta di tartarughe di medie-piccole dimensioni (15-19 cm) dal dorso a volte leggermente schiacciato e svasato posteriormente. La colorazione del carapace è costituita da fitti raggi scuri molto vicini tra loro.

(Foto Aline, 2008)

Testudo graeca nabeulensis HIGHFIELD 1990
Sottospecie diffusa in Tunisia e caratterizzata da dimensioni ridotte (15-19 cm) e una colorazione chiara ben contrastata, senza raggi di colore. La cute è caratterizzata da macchie bianche su fondo nero che si intensificano soprattutto a livello del capo.

(Foto Biby, 2008)

Essendo diffusa in zone a clima molto mite, questa sottospecie non effettua un vero letargo, ma si limita a rallentare le proprie attività durante le giornate più fredde: i soggetti allevati nelle regioni del sud d’Italia sembrano acclimatarsi abbastanza bene e riescono a trascorrere l’inverno all’aperto.

Testudo graeca nabeulensis della tunisia (maschi e femmine di varie età) (Foto Biby, 2008)

Testudo graeca whitei BENNETT 1836
Molto simile come descrizione a T.g. marokkensis risulta difficilmente distinguibile da essa.

È diffusa principalmente in Algeria e può essere considerata la T.g. che raggiunge le dimensioni maggiori : raggiungendo i 30 cm e quasi 5 kg di peso nelle femmine più anziane

Presentando la struttura biforcuta dall’osso soprapigale, questa sottospecie venne inclusa da Highfield nel genere Furchulachelis da lui descritto.

I sui caratteri distintivi sono :
- la taglia molto grande negli individui adulti;
- una cute scura piuttosto uniforme;
- l’assenza della macchia scura centrale a livello delle placche cornee del carapace la cui colorazione è costituita da semplici e fini saggiature scure: questa caratteristica risulta particolarmente evidente nei giovani esemplari consentendone la distinzione da T.g. marokkensis;

Si tratta di tartarughe piuttosto resistenti che vengono spesso allevate in Europa e che trascorrono tranquillamente il letargo all’aperto a patto di preservarle dagli eccessi di umidità.

Testudo graeca "sarda"

Non ufficilamente riconosciuta quale sottospecie, la popolazione sarda di testudo graeca rientra nel gruppo delle Testudo graeca graeca pur presentando delle caratteristiche peculiari ben evidenziate nella sezione ad essa dedicata: http://www.tartoombria.org/furcula_sardegna.html

TESTUDO GRAECA IBERA

Testudo (graeca) ibera PALLAS 1814

Originariamente usata per indicare tutti gli esemplari di Testudo graeca originari delle ampie zone che vanno dall’Est Europa fino all’Iran e alla Siria, oggi, studi più approfonditi hanno permesso di proporre l’individuazione all’interno di questo grande gruppo di diverse sottospecie.

Questo gruppo, come per le T. g. graeca comprende un complesso eterogeneo di popolazioni le cui caratteristiche comuni possono essere individuate nei seguenti elementi distintivi:

  • dimensioni maggiori rispetto a T. g. graeca: le femmine adulte possono superare i 35 cm;
  • prima vertebrale generalmente a bordi spigolosi, non arrotondati come in T.g.g.;
  • sutura tra le placche femorali e le addominali generalmente più dritta che in T.g.g.;
  • colorazione della cute piuttosto uniforme e generalmente tendente ai toni del grigio/verdastro;
  • la colorazione del carapace si presenta più spenta e meno contrastata che in T.g.g., e anche il piastrone, generalmente privo di macchie, presenta solitamente una colorazione uniforme (scuro o chiaro).

Si tratta in generale di tartarughe ritenute molto resistenti e a differenza delle T.g.g. risultano piuttosto tolleranti alle basse temperature e all’umidità ambientale.

Testudo ibera originaria del nord della Turchia (Foto Massimo Lazzari, 2008)

Come accennato sopra, recenti studi hanno permesso di proporre diverse nuove sottospecie all’interno di questo gruppo, non tutte ancora ufficialmente riconosciute tra le quali evidenziamo:

Testudo graeca anamurensis WEISSINGER 1987

Testudo graeca armeniaca (fide AUER 2007)

Testudo graeca terrestris FORSKÅL 1775

 

Testudo greaca terrestris (femmina anziana)

DIMORFISMO SESSUALE

Il sesso delle Testudo graeca adulte è facilmente individuabile:

  • la femmina è sensibilmente più grande del maschio;
  • il piastrone è piatto nella femmina e concavo nel maschio;
  • le marginali posteriori del maschio svasano posteriormente a formale una piccola gonnella, raramente presente in modo ridotto nelle femmine;
  • la scaglia sopracaudale è piatta nelle femmine e convessa nei maschi;
  • la coda è più grande nei maschi che nelle femmine;
  • l’angolo formato dalle placche anali è più ampio nei maschi;
  • la cloaca è posizionata alla base della coda nelle femmine, più verso la punta nei maschi.

Testudo graeca marokkensis (femmina sx - maschio dx)

BIOTOPO

Il biotopo nel quale vivono queste tartarughe è caratterizzato principalmente da macchia mediterranea, garriga, pinete, distese sabbiose e ciottolose, regioni litoranee e sub-litoranee, dune, frutteti e uliveti, tutte zone aride e calde, relativamente povere di vegetazione.

Per ulteriori dettagli visionare anche il link seguente (in francese):

http://tortues-actions.naturalforum.net/viewtopic.forum?t=565

 

MANTENIMENTO IN CATTIVITA'

Sapendo che in relazione al loro luogo d’origine, questi animali possono popolare zone estremamente diverse e dal clima molto differente, a seconda che si tratti delle pianure o dei pendii dell’Atlante marocchino o delle foreste d’altitudine della stessa catena (1500m), oppure le estremità del Sahara a sud, ma anche le coste europee di Spagna e Sardegna; pertanto risulterà piuttosto difficile fornire indicazioni generali sul metodo di allevamento di esemplari appartenenti a questa specie.

Bisogna tuttavia tener sempre presente che questa specie teme un’eccessiva umidità soprattutto se ad essa di aggiungono temperature eccessivamente basse; infatti, queste tartarughe sono molto soggette a riniti contagiose e bronchiti croniche scatenate da colpi di freddo e correnti d’aria.

RECINTO

Sarà il caso di tenere queste tartarughe in un recinto povero di vegetazione, sassoso, secco, soleggiato e protetto dal vento. Qualche pianta e cespuglio di tipo mediterraneo potranno ornarlo, quali cisto, rosmarino, timo, corbezzolo, fico d’india, agave, etc…
Nelle regioni del Nord è consigliato aggiungere une serra con accesso diretto al recinto, in modo da consentire alla tartaruga di restare attiva e di nutrirsi durante le giornate più fresche e in particolar modo durante il cambio di stagione.

RIFUGIO

La tana, in legno o mattoni, deve essere ben soleggiata e piena di fieno, protetta da un tetto perfettamente aderente. Essa va piazzata, se possibile, in un punto alto del recinto con la parte posteriore rivolta a nord e idealmente addossata ad un muretto.

NUTRIMENTO

T. graeca è quasi esclusivamente erbivora. Essa si nutre di erbe diverse, quali lattuga, tarassaco di cui apprezza particolarmente i fiori, piantaggine, malva, trifoglio bianco e rosa. In cattività si possono fornire diverse insalate quali radicchio, cicoria, indivia, romana e altre verdure tipo il cavolo e qualche frutto (melone, cocomero, mela, fico).

Testudo graeca nabeulensis della Tunisia (Giovani nel terrario)

Capita che mangino insetti o animaletti morti ma è piuttosto raro.

Consultare anche il link relativo all’alimentazione delle Tg in natura (in francese):

 http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-graeca-f15/photos-et-alimentation-des-graeca-en-provence-et-au-maroc-t4539.htm

PRECAUZIONI MOLTO IMPORTANTI IN ALLEVAMENTO:

è assolutamente da escludere la possibilità di allevare delle Testudo graeca insieme ad altre specie di tartarughe; infatti, T. graeca è soggetta alla rinite contagiosa e alle bronchiti croniche ed è spesso portatrice sana di herpes virus.

IL PRINCIPIO 1 SPECIE – 1 RECINTO E’ SEMPRE VALIDO, RICORDIAMOLO PER TUTTE LE TARTARUGHE.

In particolar modo se si allevano più specie in recinti vicini, converrebbe separare le zone con una bordura rigida, una tavola in legno o un muretto, affinché le tartarughe non si annusino a vicenda, cosa che amano particolarmente fare le T. graeca.

Nel caso dell’introduzione di un nuovo individuo osservare un lungo periodo di quarantena di almeno 6-12 mesi.

L’esperienza dimostra che quando si possiede un piccolo gruppo di  tartarughe sane e tra di loro regna un buon equilibrio biologico, è preferibile non aggiungere dei nuovi esemplari, ma alloggiare i nuovi arrivati definitivamente in un recinto diverso, poiché potrebbero distruggere l’equilibrio sanitario esistente nel gruppo sano e tutte le tartarughe potrebbero ammalarsi a ripetizione di rinite.

L’ideale per l’allevamento di T. graeca sarebbe di far vivere 1 tartaruga per recinto, ma tale metodo diviene problematico in rapporto allo spazio necessario e pertanto irrealizzabile.

Nel caso si decida di adottare una nuova tartaruga di recente importazione (cosa da evitare poiché si tratta di un impulso indiretto all’illegalità e incoraggia la raccolta in natura e i traffici di questi rettili), praticare immediatamente la verminazione, poiché tutte le tartarughe importate sono generalemente infestate da vermi intestinali che possono provocare gravi patologie, quali la rinite, diarrea, bronchite, etc…

Bisogna inoltre verificare sempre che la tartaruga non sia infestata dalle zecche, cosa piuttosto frequente. In questo caso bisognerà immediatamente procedere all’asportazione dei parassiti cutanei.

LETARGO


Il problema del letargo delle T. graeca, come la sua classificazione, alla quale è legato, è un soggetto controverso.

Nei loro paesi d’origine le T.graeca ibernano o ibernano poco a seconda delle regioni, anzi, molte popolazioni osservano piuttosto dei periodi successivi di riposo, in relazione all’andamento delle temperature, nascoste in un rifugio naturale.
Le tartarughe che provengono dall’Atlante marocchino ad esempio, ibernano nel loro paese, e pertanto iberneranno anche da noi senza alcun problema. Di contro le tartarughe della Tunisia classificate come sottospecie T. g. nabeulensis da Highfield nel 1990, e che vivono, come indicato dal loro nome, nella regione del Nabeul in Tunisia e anche in una parte dell’Algeria, ibernano poco e converrà essere più prudenti durante il periodo invernale.

Comunque sia non bisognerà mai far ibernare una tartaruga malata o debole.

  • Per quelle che possono ibernare, bisognerà lasciare scegliere a loro il momento dell’inizio del letargo, generalmente verso la metà o la fine di novembre a seconda della stagione, e lasciando nel loro recinto un nascondiglio appartato e pieno di fieno si noterà che ad un certo momento che si addormenteranno e pertanto si potrà procedere a collocarle in casse di legno riempite di foglie di castagno e fieno da posizionare in un locale no riscaldato la cui temperatura oscillerà tra i 5° e i 10°.

Questo metodo più rassicurante per l’allevatore rispetto al classico letargo sul terreno presenta però l’inconveniente di non consentire alle tartarughe di uscire liberamente dal loro letargo come potrebbero fare all’esterno in caso di aumento delle temperature.

Il periodo per il termine del letargo nelle regioni mediterranee corrisponde generalmente alla metà del mese di marzo.

  • Per le T.g. allevate nelle regioni settentrionali dove gli inverni sono freddi e umidi, conviene posizionare il nascondiglio in una serra riscaldata che protegga gli animali dall’umidità e impedisca un eccessivo abbassamento delle temperature, oppure si deve optare per il letargo nelle casse di legno descritto in precedenza.

 

  • Per le T.g. che non ibernano nel loro paese d’origine, si possono valutare diverse possibilità spesso soggetto di discussione tra gli allevatori.

A ognuno andrà la possibilità di scegliere la soluzione più adatta alla propria tartaruga, sapendo che in base alle temperature del paese d’origine e al fatto che con l’abbassamento delle temperature e al diminuire dell’esposizione ai raggi solari il metabolismo di tutte le tartarughe rallenta.
Esse restano spesso nascoste sotto i cespugli o sotto delle grandi pietre a sonnecchiare e possono uscire a mangiare qualche cosa se le temperature si riscaldano a sufficienza, ma tornano velocemente nella tana riducendo molto le loro attività.

Per queste tartarughe sarà possibile:

  1. mantenerle tutto l’inverno in terrario riscaldato a 30/32° il giorno nel punto più caldo e a 20° la notte con un neon U.V. 5.0 acceso circa 5 ora al giorno. In questo caso bisognerà fornire cibo e acqua in quantità normale. La tartaruga conserverà così l’attività e si nutrirà.
  2. mantenerle in “semi-letargo” in un locale scuro, non riscaldato e a una temperatura vicina ai 10° da dicembre a febbraio, con passaggio in terrario durante il cambio di stagione.
  3. mantenerle in terrario con un neon U.V. 5.0 acceso 5/6 ore al giorno (dalle 10 del mattino fino alle 15/16 del pomeriggio) e una lampada riscaldante accesa una/due ore (intorno alle ore 12) in modo da favorire l’uscita della tartaruga per nutrirsi. Conservare sempre un’igrometria intorno al 50/60%. Il resto della giornata lasciare la temperatura ambiente, 20/21° circa; spegnere tutto durante la notte e posizionare il terrario in modo da ottenere una temperatura vicina ai 10°. Proporre un po’ di cibo e una ciotola d’acqua alla tartaruga che potrà così continuare ad alimentarsi al bisogno. Tuttavia in questo caso le tartarughe passeranno la maggior parte del tempo a dormire. Questa alternativa cerca di riprodurre le condizioni di vita tipiche degli inverni nei loro paesi d’origine.

RIPRODUZIONE

La riproduzione ha luogo tra Aprile e Luglio.

Gli accoppiamenti cominciano in aprile, il maschio insegue la femmina dandole forti colpi sul carapace girandole intorno per immobilizzarla.

Testudo graeca nabeulensis della Tunisia (corteggiamento) (Foto Biby, 2008)

Alcuni maschi possono risultare violenti fino a danneggiare gravemente il carapace della femmina. Per questa ragione è necessario che il recinto sia sufficientemente grande e provvisto di nascondigli al fine di consentire alla femmina di sottrarsi di tanto in tanto a queste aggressioni.

E’ anche utile separare il maschio dalla femmina 1 giorno ogni due durante il periodo degli amori. D’altra parte bisognerebbe allevare 1 solo maschio per 3 femmine in modo che le femmine non vengano troppo stressate.
Al momento degli accoppiamenti, il maschio lancia dei piccoli “gridi” che somigliano a dei soffi e la femmina scuote ripetutamente la testa a destra e sinistra.

(nessuna foto per rispetto dell’intimità)

La deposizione avviene circa 3/4 settimane più tardi. La femmina che deve deporre percorre in modo ossessivo il perimetro del recinto e vaga alla ricerca del luogo più adatto alla deposizione, cosa non sempre facile. A volte essa inizia a scavare un buco e procede per alcune ore fino a quando non decide di abbandonarlo per andare alla ricerca di un luogo più adatto. Ciò può continuare per alcuni giorni, fino a quando finalmente si decide a deporre le uova: solitamente da 3 a 9.
La femmina graeca può deporre da una a tre volte per stagione.

 


Testudo graeca marokkensis (deposizione) (Foto Aline, 2008)

http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-graeca-f15/ponte-graeca-t7138.htm

L’incubazione naturale delle uova può variare da 95 a 200 giorni nelle regioni mediterranee.
In incubatrice artificiale, a 30/31° durante il giorno e spegnendo il riscaldamento durante la notte (dalle 20.00 alle 08.00), le schiuse avvengono tra i 70 e gli 82 giorni circa.

PICCOLI DURANTE LA SCHIUSA


Testudo graeca marokkensis (schiusa) (Foto Aline, 2008)

Dal momento della loro nascita i piccoli sono attivi e alcuni iniziano a nutrirsi subito, altri si nutrono solamente dopo alcuni giorni.

NEONATI


Testudo graeca marokkensis (neonati durante il bagno) (Foto Aline, 2008)

E’ necessario fare il bagno ai piccoli appena dopo la nascita, poiché essi sono disidratati.

STATUS LEGALE E PROTEZIONE DELLA SPECIE

T. graeca, come anche T. hermanni, fa parte delle specie protette dalla legge. Esse sono inserite nell’Annesso 2 della Convenzione di Washington e in Annesso A del Regolamento comunitario.

Questa specie, ed è purtroppo ancora oggi, oggetto di traffici, commercializzata come “tartaruga da giardino” e venduta negli anni 70 dai pescivendoli che le ammassavano in delle casse come fossero ostriche o altri frutti di mare!

Le raccolte in natura, principalmente in Marocco, hanno raggiunto le cifre spaventose di 300 000, secondo Lambert per il solo anno 1969, e destinate principalmente al commercio degli animali di compagnia in Inghilterra. La maggior parte di queste tartarughe moriva durante il trasporto o nel corso del loro primo anno successivo all’importazione.

Ai nostri giorni e malgrado le normative a tutela della specie, le importazioni illegali continuano. I trafficanti riempiono di tartarughe i cofani delle loro vetture, i turisti le acquistano nei souks (mercati marocchini), e allo stesso modo, al momento delle vacanze gli immigrati che ritornano nei loro paesi, riportano illegalmente delle tartarughe vendute poi a basso prezzo in Europa.

Non si deve mai cedere alla tentazione di comperare tartarughe catturate in natura e dissuadere coloro che  vorrebbero farlo, al fine di far finire questi prelievi e questi traffici che poco a poco stanno distruggendo tutte le popolazioni ancora esistenti di tartarughe selvatiche.

Fonti: Documenti da Internet e osservazioni personali; per la breve descrizione delle sottospecie i testi di riferimento sono quelli in bibliografia.

 

LINK CORRELATI

http://it.wikipedia.org/wiki/Testudo_graeca

Interessanti mappe sulla distribuzione: http://www.chelonia.org/Articles/Whatisagolden.htm

http://www.chelonia.org/testudo_gallery.htm

 

TESTUDO GRAECA (ceppo nordafricano)

Testudo graeca graeca LINNAEUS 1758

Testudo graeca whitei BENNETT 1836

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/testudo-whitei-t16.htm?highlight=whitei

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/les-whitei-d-a-cupulatta-t2888.htm?highlight=whitei

Testudo graeca nabeulensis HIGHFIELD 1990

http://www.nabeulensis.de/index.php?id=gal01
http://www.nabeulensis.de/index.php?id=gal02
http://www.nabeulensis.de/index.php?id=gal03

http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-graeca-f15/testudo-graeca-tunisie-t9413.htm

Testudo graeca marokkensis PIEH & PERÄLÄ 2004

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/testudo-graeca-marokkensis-une-nouvelle-tortue-du-maroc-t252.htm?highlight=marokkensis

http://www.graeca-home.de/GraecaTggFotosFrame.htm

http://tortues-actions.naturalforum.net/espace-photos-et-reportages-f29/tortue-du-maroc-t6705.htm?highlight=maroc

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/photos-de-tortues-graeca-sauvages-du-maroc-t1744.htm?highlight=maroc

http://www.batraciens-reptiles.com/faune_agadir_eumeces.htm

Testudo graeca soussensis PIEH 2000

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/testudo-graeca-soussensis-t2089.htm?highlight=soussensis

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/testudo-graeca-soussensis-morphotype-de-la-region-d-AGADIR-t13.htm?highlight=soussensis

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-graeca-ssp-f13/testudo-graeca-soussensis-morphotype-region-de-OUARZAZATE-t1818.htm?highlight=soussensis

http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-graeca-f15/soussensis-yala-les-amis-t10174.htm?highlight=soussensis

Testudo graeca cyrenaica PIEH & PERALA 2002

http://www.youtube.com/watch?v=-Jrh5hqpZgY

Testudo graeca "sarda" http://www.tartoombria.org/furcula_sardegna.html

Testudo graeca lamberti PIEH & PERÄLÄ 2004

Testudo graeca pallasi CHKHIKVADZE & BAKRADZE 2002

 

TESTUDO IBERA (ceppo euroasiatico)

Testudo ibera PALLAS 1814

http://tortues-terrestres.forumactif.com/testudo-ibera-f12/reportage-de-carapucine-sur-testudo-ibera-en-milieu-naturel-IZMIR-t1048.htm

http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-ibera-f17/couple-d-ibera-TURQUE-t8647.htm

Testudo ibera anamurensis WEISSINGER 1987

http://www.turtle-world.de/41959.html

Testudo ibera antakyensis PERALA 1996

http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-ibera-f17/antakynensis-t7494.htm

Testudo ibera armeniaca (fide AUER 2007)

http://tortues-actions.naturalforum.net/testudo-ibera-f17/antakynensis-t7494.htm

Testudo ibera floweri BODENHEIMER 1935

http://www.tortoisetrust.org/articles/newfloweri.html

Testudo ibera nikolskii CHKHIKVADZE & TUNIEV 1986

Testudo ibera terrestris FORSKÅL 1775

http://www.chelonia.org/Articles/tiberagoldengreekcare_cz.htm

http://www.chelonia.org/terrestris_gallery.htm

http://www.chelonia.org/sexing/sexing_testudo_graeca.htm

Testudo ibera zarudnyi NIKOLSKY 1896

Testudo ibera buxtoni BOULENGER, 1920

Un grazie particolare ad Aline che ci ha dato la possibilità di tradurre il suo articolo , ma anche a Biby, Massimo, Marco, Gisella e tutti coloro che hanno dato il loro contributo inviando immagini e fornendoci importanti informazioni sulla specie.

ALTRE TERRESTRI

GALLERIE DESCRITTIVE

 

NOTE EDITORIALI - TARTOOMBRIA: IL SITO DI RIFERIMENTO PER I "TARTAMANTI" UMBRI - FOLIGNO (PG) - INFO@TARTOOMBRIA.ORG