BREVE
STORIA GEOLOGICA REGIONALE
Fino a 200 milioni di anni fa la penisola italiana non era ancora
emersa, ma sotto le acque calde del mare poco profondo chiamato Tetide, erano
già iniziati quei processi che dal compattarsi dei sedimenti
accumulati sul fondale, avevano portato alla formazione di uno
strato di roccia bianca chiamata calcare massiccio.
A questo periodo risalgono le anidridi di Burano appartenenti al Triassico (a
circa 200 milioni di anni fa) i più antichi fossili rinvenuti
in Umbria che testimoniano l’affioramento delle prime rocce
dal mare nel momento in cui iniziavano gli spostamenti delle masse
continentali dell’Europa e dell’Africa provocando la
progressiva chiusura del mare e innescando i processi di schiacciamento
e corrugamento degli strati rocciosi che sarebbero poi andati a
costituire l’Appennino.
I primi fossili di animali terrestri nell’Italia peninsulare
risalgono al Miocene (2 milioni e mezzo di anni
fa) con ritrovamenti di fauna simile a quella dei giorni nostri,
ma tipica dei mari tropicali e i primi rettili. Tali ritrovamenti
interessano l’Italia del nord fino circa ai territori dell’alta
toscana e alcune isole in prossimità dell’attuale
Molise.
All’inizio del Pliocene (10-2 milioni di
anni fa) il territorio umbro era bagnato dal mar Tirreno
fino agli attuali territori di Terni, Orvieto e Lago Trasimeno.
All’epoca l’ambiente iniziava ad essere costituito
da aree paludose, sviluppate ai margini di bacini lacustri, coperte
da foreste e caratterizzate da un'abbondante produzione di materiale
organico.
A circa 3 milioni di anni fa risale la foresta fossile di Dunarobba
ad Avigliano Umbro (TR) costituita da tronchi di conifere "taxodion":
una forma estinta di sequoia. Nel Pleistocene (2
milioni di anni fa), con lo svilupparsi di un clima temperato fresco,
si creano anche in Umbria le condizioni per lo sviluppo di forme
di vita più vicine alle nostre, nonché i primi rettili
di cui rinveniamo fossili risalenti al Pleistocene inferiore (1.6
- 1.4 milioni di anni fa): infatti le miniere di lignite di Pietrafitta
hanno restituito numerosi resti fossili di mammiferi, uccelli,
insetti e rettili tra i quali ricordiamo Emys orbicularis.
Verso la fine del Pleistocene successive attività tettoniche
causarono la fine della sedimentazione palustre e l'inizio di un
ciclo erosivo. Durante il quaternario antico 1 milione di anni
fa l’Umbria era ancora per una gran parte sommersa dalle
acque del Lago Tiberino che sarebbe andato riducendosi
nei millenni seguenti fino a scomparire nel quaternario medio (60
mila anni fa circa) quando l’Umbria assume una conformazione
molto simile a quella attuale.
Le specie Testudo
hermanni e Emys orbicularis sono
attualmente diffuse nella penisola italica sia a nord che a sud
dell’Umbria
e certamente nelle zone costiere di entrambi i versanti: quello
tirrenico e quello Adriatico. Tuttavia, nonostante le antiche zone
di distribuzione delle due specie comprendessero tutta la penisola,
resta da dimostrare come il passaggio da una regione all’altra
sia avvenuto lungo le fasce costiere, oppure abbia interessato
in qualche maniera le zone interne della penisola e come gli spostamenti
delle specie durante le epoche glaciali possano aver influito sulla
possibilità di
una attuale presenza di popolazioni autoctone di tartarughe nella
nostra regione. A questo punto si tratterà di azzardare
ipotesi, cosa che si farà parlando delle Hermanni
in Umbria e
delle Emys in Umbria.
|
MAPPA
REGIONALE
STORIA
GEOLOGICA
CARTE
TEMATICHE
FLORA
E FAUNA
|