SIMBOLOGIA
“Scorgere una gru porta mille anni di
felicità. Una tartaruga diecimila.”
Bouvier
N.”Cronache
giapponesi”
La tartaruga, presente
sulla terra da oltre 250 milioni di anni, ha assistito alla deriva
dei continenti ed è sopravvissuta
agli sconvolgimenti climatici che hanno provocato l’estinzione
dei dinosauri. In Europa le tartarughe sono presenti con numerose
specie terrestri, palustri e marine. Sicuramente si tratta del
più anziano abitante del nostro continente e la loro presenza è stata
da sempre accompagnata anche da un elevato valore simbolico. Già in
epoche remote le antiche civiltà del mediterraneo ritraevano
questi rettili su monete, vasi e sculture.
Presenti in tutti i continenti ad esclusione dei poli, le tartarughe
hanno un’importante valenza nell’immaginario di tutte
le civiltà del mondo. Universalmente riconosciute come emblema
della longevità, esse vengono spesso associate alla felicità,
al silenzio, alla frugalità, alla pazienza, all’amore
per la casa, alla saggezza o addirittura agli avi defunti. Alcuni
popoli dell’Asia e dell’Africa riconoscono nelle tartarughe
il simbolo della fertilità e della potenza sessuale, probabilmente
per l’impeto amoroso dei maschi di alcune specie come Geochelone
Sulcata.

Ancora oggi in India esiste un tempio dedicato alle tartarughe e in Africa i Dogons continuano a venerarle quali spiriti degli
antenati. Mentre numerosi aneddoti narrano la longevità di
tartarughe che hanno attraversato i secoli vivendo tranquillamente
oltre 100 anni, un’infinità di immagini più o
meno artistiche moltiplicano le rappresentazioni delle tartarughe
in un mondo in cui la loro presenza si fa purtroppo sempre più rara.
Tuttavia
la tartaruga raccoglie in se' una complessa simbologia
costantemente rappresentata nelle culture e nell’immaginario
delle civiltà. La parola tartaruga deriva dal termine greco
tartaruchos che indicava le abitazioni dei tartari, e
dal latino
tartaruchum, cioè demone. E’ per questo che
per molti secoli questi animali sono stati considerati l’incarnazione
di spiriti maligni e negativi. Infatti la tartaruga,
oggi unanimemente riconosciuta quale simbolo bonario e positivo,
forse anche a causa del suo stretto contatto con la terra o per
la sua “testa
di serpente” in alcune epoche è stata associata al
maligno e alla sventura: in greco il termine tartaruga significa “abitante
degli inferi”, mentre in cina una tartaruga a tre zampe è il
simbolo del caos cosmico e anche i primi cristiani la ritenevano
bestia immonda e simbolo della codardia.
Come
tutti gli animali bizzarri, la tartaruga è stata spesso
associata alla magia. Da sempre la raffigurazione delle tartarughe
si è moltiplicata nelle civiltà di tutto il mondo
assumendo le forme più svariate: oggettistica, filatelia,
arte figurativa e plastica. Con le scaglie di tartaruga
da centinaia d’anni
l’uomo confeziona utensili e oggetti vari. Il carapace è stato
spesso utilizzato anche come cassa di risonanza e ancora oggi nelle
regioni dell’Africa settentrionale vengono confezionati piccoli
mandolini con i gusci delle Testudo graeca.
Il fatto
che si tratti di un animale dalle carni commestibili è alla
base dell’estinzione di alcune specie, come le grandi tartarughe
delle Galapagos e quelle che popolavano le isole dell'Oceano indiano.
Alla loro scoperta nel 1535, sulle isole dell’arcipelago
sudamericano erano presenti migliaia di tartarughe giganti che
nei secoli a venire divennero cibo utile per tutte le navi che
passavano a rifornirsi da lì: capaci di sopravvivere più di
un anno nelle stive delle navi rappresentavano una riserva di cibo
fresco sempre disponibile. Nel medioevo anche in Europa si mangiava
brodo di tartaruga e ancora oggi in molte parti del mondo si continua
a mangiare questo rettile e anche le sue uova. In Italia e al sud
della Francia la “Zuppa di tartaruga” era ritenuta
un piatto tipico fino a qualche decennio fa, ma ancora oggi è possibile
trovarla nei menù di qualche ristorante tipico come avviene
in Corsica; tuttavia è molto probabile che a causa delle
rigide normative in merito, venga utilizzata la carne di tartaruga
azzannatrice, allevata in america a scopo culinario.
Tuttavia, per chi giustamente rifiuta l’idea di nutrirsi
dell’animale, ma vuole cibarsi dell’immagine e della
simbologia che esso rappresenta, le pasticcerie e i forni di tutto
il mondo sono ben fornite di validi “simulacri” in
zucchero, cioccolata, pane e altro.
Con
il suo passo tranquillo e traballante, la tartaruga è da
sempre stato gradito ospite dei nostri giardini mediterranei.
Dall’inizio
del XX secolo l’arte si popola di raffigurazioni di tartarughe:
ritenute elemento bizzarro, ma molto popolare nelle case degli
italiani, esse sono state spesso immortalate dalle telecamere
di importanti registi neorealisti e anche nella letteratura troviamo
qualche esempio, come la novella di Pirandello “La tartaruga”.
Inoltre, la nascita di una ricca oggettistica e la passione per
l’acquariofilia sviluppa in questi anni la mania per il collezionismo
di tartarughe. Ignari del destino riservato alla popolazioni selvatiche,
gli uomini hanno da sempre catturato questi rettili per allevarli
in casa, in balcone o in giardino. Questa moda che ha raggiunto
il suo culmine negli anni ’70 con le grandi importazioni
in Europa occidentale di centinaia di migliaia di tartarughe, è stata
nefasta per la sopravvivenza di diverse specie.
Recentemente,
grazie allo sviluppo di una maggiore sensibilità ecologica e
di un'attenzione verso le problematiche ambientali, pur rimanendo
alto l’interesse della gente nei confronti
di questi rettili, sembra che allevatori e collezionisti siano
mossi da quei giusti sentimenti di salvaguardia che negli ultimi
anni hanno visto nascere associazioni
e centri di tutela in tutto
il mondo.
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