TESTUDO MARGINATA
IN SARDEGNA
Testudo marginata "sarda" (Mayer, 1992)
La Testudo marginata è una specie originaria della Grecia; venne introdotta in Sardegna in epoche antiche antichissime, quando veniva allevata a scopi alimentari. Durante il Medioevo, essendo ritenute un alimento consentito dalla chiesa nei periodi di vigilia e quaresima, le tartarughe, venivano allevate da alcuni oridini monastici. Le Testudo marginate erano le predilette per questi usi sia per le dimensioni e la rapidità nella crescita sia per il sapore delle carni. Oggi la specie è ancora ampiamente diffusa in alcune zone dell'isola e presenta delle caratteristiche che la distinguono dalla specie diffusa nel'areale originario. Abbastanza frequente tra gli esemplari sardi è il fenomeno dell'albinismo probabilmente accentuato dall'isolamento della popolazione.

DESCRIZIONE MORFOLOGICO- COMPORTAMENTALE
HABITAT: occupa zone coperte da fitta ed alta macchia mediterranea, garighe litoranee o anche uliveti coltivati o abbandonati; rispetto alle altre specie mediterranee, predilige ambienti più ombreggiati coperti a volte da lecci, querce da sughero o pini d'aleppo;

DIMENSIONI MAX MASCHIO: generalmente non supera i 40 cm, ma raggiunge dimensioni maggiori alla femmina per la maggiore svasatura delle marginali posteriori (il maschio più grande di questa specie è sempre sardo e misura oltre 52 cm e pesa oltre 12 Kg);
DIMENSIONI MAX FEMMINA: raramente supera i 40 cm, l'esemplare allevato di 45 cm che abbiamo fotografato è da ritenersi un caso eccezionale ed è quasi sicuramente l'esemplare più vecchio e grande di questa specie attualmente esistente al mondo;
CARAPACE: ha una forma allungata con una leggera compressione centrale che accentua la pronunciata svasatura delle marginali posteriori che assumono la caratteristica forma a gonnella. Tale svasatura è particolarmente pronunciata negli esemplari maschi ed aumenta con l'età assumendo una struttura dentata. La colorazione varia molto e un fattore determinante è l'età: i giovani sono generalmente di colore beige con areole scure intorno alle placche del dorso, gli adulti assumono colorazioni più scure con macchie chiare al centro delle placche, ma alcuni esemplari divengono completamente neri;
PIASTRONE: leggermente concavo sia nei maschi sia nelle femmine; sul colore ocra di fondo emergono i triangoli neri degli scuti che sono un’altra caratteristica
peculiare della specie. Alcuni esemplari presentano delle gulari molto pronunciate. Le
quattro placche posteriori del piastrone presentano una leggera
mobilità data dalla presenza di una cerniera cartilaginea
a livello della sutura compresa tra le placche addominali e le
femorali;
CUTE: la cute degli arti è di colore grigiastro ed è ricoperta di grosse scaglie bianche o nere. Il cranio che nei giovanissimi esemplari presenta una macchia chiara centrale, negli adulti è solitamente nero. A volte alla base della coda sono presenti dei tubercoli cornei più o meno pronunciati che possono risultare molto simili a quelli che troviamo nelle Testudo graeca, oppure confondersi con le altre scaglie cutanee ;
DIMORFISMO SESSUALE : nel maschio il dimorfismo è sottolineato da una coda più lunga e larga della femmina: l'apertura cloacale del maschio si presenta allungata, mentre quella della femmina appare più rotonda. Inoltre, in questa specie il maschio presenta una svasatura delle marginali posteriori molto più pronunciata che nella femmina;
ACCOPPIAMENTO e RIPRODUZIONE: animali generalmente molto solitari, si ritrovano solo nel periodo della riproduzione. Il maschio colpisce violentemente il carapace della femmina con il proprio e spesso risulta eccessivamente insistente tanto da provocare delle pesanti ferite che ove attaccate dalle mosche possono indurre le femmine alla morte. Queste depongono almeno due volte nel periodo che va dalla primavera all'estate e un esemplare anziano generalmente depone in ogni nido una decina di uova.
ALIMENTAZIONE: prevalentemente vegetariana;
RIFUGIO: sfrutta spesso ripari naturali costituiti da cespugli o rocce dove trascorre un periodo di estivazione durante i mesi più caldi ed un brevissimo letargo in inverno;
STATUS e VULNERABILITA’: in Sardegna questa
specie è stata
introdotta sin da epoche remote ed è attualmente presente
con popolazioni ancora sostanziose. Negli ultimi anni sono diminuite
le raccolte massicce di esemplari selvatici destinati ai mercati
del nord Europa; tuttavia, soprattutto a causa delle rotabili gli
habitat si presentano piuttosto frammentati e ogni anno molti esemplari
finiscono vittima del traffico stradale (come nel caso dell’esemplare
maschio di oltre 30 cm fotografato nel mese di ottobre e inserito
nella sezione Tartarughe esotiche terrestri). In primavera
e in autunno è facile imbattersi negli esemplari maschi
che vagano alla ricerca di una partner, mentre in estate non è difficile
incontrare le grandi femmine che si spostano alla ricerca del luogo
di deposizione. Inoltre, gli habitat naturali occupati da questa
specie sono vittima di una importante invasione da parte di maiali
inselvatichiti incrociati con in cinghiali: questi scavano continuamente
il terreno producendo un effetto aratura che azzera gli sforzi
riproduttivi della specie ed inoltre a causa della loro voracità sono
un serio pericolo per i piccoli ed i sub-adulti.

Per molti anni, la presenza di numerosi turisti ha rappresentato una grave minaccia per tutte le popolazioni di tartarughe selvatiche italiane; tuttavia, oggi, su molti esemplari selvatici di tartarughe vengono applicati dei microchip sottocutanei o delle trasmittenti satellitari al duplice scopo di monitoraggio sugli spostamenti e di salvaguardia. Questa pratica ha scoraggiato molto il bracconaggio in quanto, poiché pur non essendo esteticamente visibili, rende gli esemplari selvatici riconoscibili e rintracciabili. Inoltre in Sardegna i controlli sui porti di scambio negli ultimi anni si sono intensificati anche poiché, alla legislazione nazionale si aggiugono le leggi regionali che prevedono l'arresto e il pagamento di multe salatissime in caso di cattura di questi rettili altamente protetti. |