TESTUDO GRAECA 'SARDA'

(sin. FURCULACHELYS 'SARDA')

Testudo graeca (Linnaeus, 1758)
Furculachelys whitei (Highfield & Martin, 1989)
Furculachelys nabeulensis (Highfield, 1990)


Passeggiando per la Sardegna ci siamo imbattuti in una popolazione che apparentemente potrebbe appartenere alla specie Testudo graeca, ampiamente descritta nella sezione dedicata alle tartarughe esotiche terrestri. In realtà, grazie ad uno studio attento degli esemplari vivi e di alcuni carapaci di animali morti, potremmo far risalire questa popolazione alla Furculachelys: un genere descritto per la prima volta da Higfield che lo distingue dalle Testudo poiché presenta una conformazione ossea peculiare simile ad alcune specie nordafricane quali Geochelone e Homopus. Come descritto da Higfield, l'osso soprapigale è costituito da due elementi, di cui il superiore si biforca in due rami che inglobano l'elemento inferiore più piccolo:

"The suprapygal itself consists of two elements (...) the former bifurcating posteriorly in the form of two rami which enclose the smaller secondary element"

La sua area di diffusione, secondo la letteratura a nostra disposizione, è limitata alle regioni settentrionali dell’Africa con due sottospecie:
- F. whitei: più grande della Testudo graeca, ha forma allungata è a volte svasata posteriormente che la fa sembrare simile a Testudo marginata;
- F. nabeulensis: diffusa sulle coste tunisine, dove occupa le macchie e le garighe litoranee. Si tratta di un rettile strettamente legato a climi caldi e aridi; infatti trascorre i mesi più caldi in estivazione, ma non iberna. Si tratta di una specie di piccola taglia. La colorazione della corazza presenta macchie nere su fondo sabbia. La cute presenta una colorazione ricca di macchie chiare e nere irregolari sulle zampe e a volte simmetriche a livello del cranio.


Gli esemplari osservati e fotografati non sono chiaramente collocabili in nessuna delle due sottospecie poiché presentano delle peculiarità già evidenti nelle dimensioni stesse che risultano essere intermedie ad esse. Tuttavia, Highfield stesso trovandosi ad osservare un esemplare sardo che si voleva far risalire a Testudo graeca o ad un ibrido con Testudo marginata sottolineava che anche in questo caso si trattava di un esemplare di Furculachelys:

"The present autor has been fortunate enough to examine closely a specimen of alleged T.g. graeca from Sardinia and can state with confidence that it is not a T. graeca L.1758 at all but is instead one of the much larger Algerian species with the remarkable suprapygal construction to be described. Apparently Sardinia was a popular place to release tortoises as various dislocated oddities have been recorded from there including alleged T. marginata (Bruno and Maugeri, 1976; Hellmich, 1962). Although this latter reference may actually concern large Algerian derived specimens which have a long history of being mistaken for T. marginata on account of their pronounced posterior marginal lateral extension (e.g see Strauch 1892) "

Nella sezione "Tartarughe esotiche terrestri" parlando della clasificazione delle Testudo graeca già sottolineavamo la complessità della nomenclatura i relazione all'ampio areale di diffusione della specie e alla estrema variabilità delle sottospecie. In relazione a questo, oggi il genere Furculachelys non è universalmente riconosciuto; infatti, successivamente alla sua prima descrizione diversi studi hanno dimostrato che anche altre sottospecie della stessa Testudo graeca presentano la caratteristica dell'osso soprapigale forcuto e duplice pur trattandosi di una peculiarità non costantemente presente.

Nel nostro caso siamo in presenza di popolazioni numerose diffuse in ambiente litoraneo. Sicuramente, come per le Testudo graeca e Testudo marginata, non si tratta di una specie autoctona, ma siamo in presenza di una popolazione derivante da antiche introduzioni. Inoltre, a volte la presenza di caratteristiche intermedie tra Testudo graeca e Furculachelys nabeulensis inducono a pensare a possibili ibridi tra le diverse sottospecie di Testudo graeca.

Importante da sottolineare è il fatto che molti degli esemplari fotografati sono marcati come ben visibile nell'esemplare n°46 e pertanto già oggetto di precedenti osservazioni e studi.

DESCRIZIONE MORFOLOGICO- COMPORTAMENTALE DELLA POPOLAZIONE OSSERVATA

HABITAT: macchia mediterranea litoranea, fitta gariga e campi incolti aridi e sabbiosi in prossimità del mare;

DIMENSIONI MAX MASCHIO: n° 15 cm circa;
DIMENSIONI MAX FEMMINA: n°18 cm circa;


CARAPACE: la corazza non ha forma ovale regolare tipica della Testudo graeca graeca, ma evidenzia un restringimento centrale e uno svasamento più o meno pronunciato delle marginali sia anteriori che posteriori, di solito maggiormente evidente in corrispondenza delle zampe posteriori. La colorazione è piuttosto variabile: i giovani appaiono più sbiaditi e sul fondo sabbia contrastano definite macchie nere; gli adulti presentano una colorazione di fondo di un giallo sabbia che con l’età sfuma verso colorazioni più chiare o più scure, tanto che alcuni maschi anziani sono melanici e presentano un carapace colore nero cuoio, oppure sono molto chiari. A volte sono presenti scaglie anomale. Lo scuto sopracaudale, generalmente unico, raramente si presenta diviso;

PIASTRONE: il piastrone presenza delle macchie irregolari nere, più o meno estese, su fondo sabbia. Caratteristica è la forca gulare pronunciata che tende ad evidenziarsi con l’età; Highfield evidenzia anche questa come una peculiarità che avvicina il genere da lui descritto alle specie nordafricane come Geochelone sulcata. Inoltre, tutti gli esemplari presentano una leggera convessità del piastrone più pronunciata nei maschi. A livello delle placche anali è spesso presente un inserto di cute: un cuscinetto morbido di pelle che è presente solo in alcuni esemplari maschi. Una cerniera tra le placche addominali e le femorali consente ad alcuni esemplari adulti, sia maschi che femmine, una certa mobilità delle placche posteriori, ma di solito il movimento è quasi impercettibile. La coda è priva di astuccio corneo e alla base della stessa vi sono sempre i due tubercoli tipici della T. graeca;

CUTE: la cute presenta delle caratteristiche macchie nere e chiare molto pronunciate: a volte queste macchie formano motivi regolari simmetrici soprattutto a livello del cranio che si ripetono in diversi esemplari, ma che tendono a scurirsi con l’età fino a scomparire in alcuni esemplari anziani. A volte è presente una macchia chiara sul capo e più spesso troviamo due macchie chiare ai lati del naso (Cfr. Highfield). La parte inferiore del collo presenta la cute chiara. Alla base della coda sono presenti due speroni cornei di dimensioni variabili e raramente presenti in modo asimmetrico;

DIMORFISMO SESSUALE : La corazza a cupola assume un dinamismo diverso nei due sessi: nelle femmine è leggermente appiattita sulla parte anteriore e tende a divenire più a cupola sul posteriore; mentre nei maschi il carapace tendenzialmente è più appiattito di quello delle femmine e comunque tende a innalzarsi nella parte anteriore per appiattirsi  posteriormente. Il dimorfismo sessuale è inoltre evidenziato dalle differenze dell'apertura anale che nei maschi è più larga di quella delle femmine e in essi la coda è più grossa alla base e più lunga ; inoltre, lo scuto sopracaudale che nelle femmine è corto, dritto e ben distante dal piastrone, nei maschi è più grande e ricurvo verso l’interno.

ACCOPPIAMENTO: i maschi durante il corteggiamento sono molto irruenti: occompagnano l'oscillazione verticale del capo e ripetuti inseguimenti a colpi violenti sul carapace della femmina e a volte la mordono. Durante le fasi di corteggiamento e accoppiamento il maschio emette un lieve ma intenso sibilo, mentre la femmina scuote velocemente il capo in senso orizzontale dx sx;

RIPRODUZIONE: dopo la metà di aprile le femmine iniziano a deporre. Scavano una buca generalmente sotto un cespuglio o vicino ad una pietra e vi depongono 4-5 uova che misurano circa 3,6 x 2,7 mm. L'incubazione dura circa 70/90 giorni. Nel corso dell'estate si possono avere più deposizioni. I piccoli nascono generalmente dopo le prime piogge di fine estate, hanno colorazione vivace e sono piuttosto dinamici.

ALIMENTAZIONE: fondamentalmente erbacea, ma anche più opportunista che in Testudo hermanni hermanni: queste tartarughe non disdegnano occasionalmente frutta, fichi d’india e le fatte di qualche animale; inoltre, vanno ghiotte di lumache che mangiano estraendole dal guscio. I piccoli nascono alla fine dell'estate quando il terreno arido non offre nulla quindi il loro principale alimento è costituito dagli escrementi di coniglio e dall'erba secca.

RIFUGIO: non scavano tane, ma si riparano sotto i cespugli o nella macchia fitta dove possono estivare o ibernare; infatti, in prossimità della costa è sufficiente un piccolo riparo per proteggersi sia dalla calura estiva, mai eccessiva grazie alla brezza marina, sia dal freddo invernale. A differenza di quanto riportato per le popolazioni tunisine che non ibernano, queste tartarughe rispettano un breve periodo di inattività invernale ridotto ai mesi più freddi: come dimostrano osservazioni effettuate in calde giornate invernali, durante le quali le tartarughe si sono mostrate attive e in piena attività riproduttiva già con temperature di 19°;

STATUS e VULNERABILITA’: dalle osservazioni effettuate emerge chiaramente che si tratta di un habitat integro e ben gestito tuttavia, la popolazione, seppur numerosa, sembra mostrare alcuni segni di turbamento dati dall'eccesivo sbilanciamento tra i sessi e dalla difficoltà ad avvistare i giovani. Nel mese di settembre, molti nibbi reali (Milvus milvus) sorvolano i campi e la gariga abbassandosi in prossimità delle tartarughe forse attratti dal movimento o forse alla ricerca degli esemplari più piccoli; inoltre, nella zona sono presenti gabbiani e corvidi, mustelidi, volpi (Vulpes vulpes) e serpenti (Coluber viridiflavus) che possono predare sia le uova che i piccoli. Inoltre, una minaccia considerevole è sicuramente data dagli incendi che nei mesi estivi si scatenano violenti in questa regione; abbiamo incontrato qualche esemplare scampato ad un incendio nonostante appaia decisamente sfigurato.

Per molti anni, la presenza di numerosi turisti e l'abitudine delle tartarughe a spingersi sovente sui sentieri fino alla spiaggia, hanno rappresentato una grave minaccia per tutte le popolazioni di tartarughe selvatiche italiane; tuttavia, oggi, su molti esemplari selvatici di tartarughe vengono applicati dei microchip sottocutanei o delle trasmittenti satellitari al duplice scopo di monitoraggio sugli spostamenti e di salvaguardia. Questa pratica ha scoraggiato molto il bracconaggio in quanto, poiché pur non essendo esteticamente visibili, rende gli esemplari selvatici riconoscibili e rintracciabili. Inoltre in Sardegna i controlli sui porti di scambio negli ultimi anni si sono intensificati anche poiché, alle leggi nazionali si aggiugono quelle regionali che prevedono l'arresto e il pagamento di multe salatissime in caso di cattura di questi rettili altamente protetti.

INDIETRO

 

TARTEREGIONALI

FOTO ESEMPLARI Tg SARDEGNA

TABELLA MISURAZIONI

TARTE ESOTICHE TERRESTRI

 

Osso soprapigale

Carapace

Piastrone

Scuto sopracaudale occasinalmente diviso

Forca gulare

Cuscinetto di cute sulle placche anali

Cerniera

Scuto sopracaudale unico, sperone corneo e coda priva di astuccio corneo

Particolare disegno sul Cranio

Collo chiaro

Dimorfismo sessuale

Deposizione

Neonato

Rifugio nei cespugli

Esemplare scampato ad un incendio

 

NOTE EDITORIALI - TARTOOMBRIA: IL SITO DI RIFERIMENTO PER I "TARTAMANTI" UMBRI - FOLIGNO (PG) - INFO@TARTOOMBRIA.ORG