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Trachemys, Trachemys, Trachemys …

by Lorenzo - novembre 8th, 2011.
Filed under: Adozioni & Cessioni, Legislazione, Trachemys.

… dove si nasconde il vero pericolo?

Purtroppo le Tse sono una specie che, non per sua stessa volontà, ha colonizzato molti corsi d’acqua e bacini in tutto il mondo. Ora, dopo anni di sfruttamento e massicce importazioni che sicuramente hanno depauperato anche le popolazioni naturali, dopo essere stata inserita in CITES è stata demonizzata in quanto pericolosa per la salute umana poiché aggressiva e portatrice di malattie.

Nel corso degli anni molti animali sono stati abbandonati nei laghetti cittadini e in ambienti naturali; a questo punto si è gridato al rischio infestazione habitat e competitività con la nostra fauna autocotona.

Spesso mi sono arrivate critiche perché lascio nascere i piccoli di questa specie dalle uova deposte nel mio giardino: sembra io mi debba sentire in colpa, un insensibile nei confronti di questo problema… qualcuno mi dice: già ce ne sono troppe, i centri di recupero non sanno come gestirle…

Ammetto che in quanto appassionato ed esperto di tartarughe non riesco a concepire quasi nessuno dei discorsi che vengono fatti in merito a questa specie a qualsiasi livello.

Credo che il problema delle Tse non sia ad oggi molto grave né dal punto di vista sanitario né da quello ambientale: tutte le tartarughe , come la maggior parte degli animali, sono portatrici di malattie soprattutto nei casi di mala gestione e infatti le Tse furono inserite nell’elenco delle spcie pericolose proprio a seguito di partite di neonati importati infesati da salmonella. In merito al rischio “invasione” non posso che riderci sopra: dati i numeri di esemplari importati e poi liberati dagli anni ‘70 ad oggi, se questa specie avesse voluto invadere il nostro paese ne saremmo sommersi.

Competitività con le Emys? Il problema delle Emys è soprattutto l’uomo e la massiccia antropizzazione: il perché compaiano sempre più Trachemys e scompaiano sempre più Emys è una conseguenza naturale della distruzione degli habitat naturali delle Emys… non riesco a vedere competitività! Le Emys hanno un’indole molto timida ed è difficilissimo osservarle in natura, mentre le Trachemys sono abbastanza “sfrontate” forse anche perché la maggior parte di esse, prima di finire in fontane e laghetti ha vissuto diversi anni in appartamento.

La principale fauna ittica dei nostri laghi, se va bene, è rappresentata principalmente da Carassio (i classici pesci rossi di origine asiatica), Pesce Persico (piuttosto aggressivo e proveniente dall’Africa), Pesce Gatto (piuttosto aggressivo e proveniente dall’America)… insieme ad essi molte altre specie ittiche e non hanno letteralmente invaso le nostre zone umide: rane toro, gamberi della luisiana, nutrie…

Un vero esercito di “Stranieri” che ogni giorno compete con le nostre povere specie autoctone… la maggior parte di queste specie è molto molto prolifica e raramente ha nemici naturali che ne contrastano l’avanzata.

A questo punto sarà il caso di riflettere sul perché tanto odio sia concentrato su queste tartarughe e il tutto avviene mentre la richiesta di mercato è stato già soddisfatta facendo ricorso a specie uguali e/o simili che vengono ancora una volta comperate e abbandonate seguendo lo stesso percorso iniziato dalle Tse 40 anni fà.

Tutto questo avviene sotto gli occhi di tutti e con il pieno consenso di appassionati “tartamanti” che nel frattempo richiedono offerte per finanziare la raccolta degli esemplari e la gestione dei centri di recupero ed in nome della legge promuovono l’importazione di altri esemplari allevati e/o di cattura.

Far nascere piccole Trachemys nel pieno rispetto della legge non è un reato e non produce danni ambientali.

Abbandonare animali esotici in ambienti naturali è un reato.

Importare e commerciare animali esotici di cattura, seppur nella legalità, oltre ad essere eticamente scorretto, provoca un impoverimento degli habitat d’origine e potrebbe esporre a rischi sanitari chi si trova ad entrare in contatto con questi animali.

Ora quello che mi chiedo è: dov’è l’interesse e di chi è? C’è qualcuno che ricevere denaro per trovare una nuova sistemazione alle Trachemys troppo ingombranti? Come si può dire che una Tse nata in Italia è un danno ambientale, mentre una qualsiasi altra specie WC importata non lo è? Come si può accettare di comprare esemplari di specie in via di estinzione come le Testudo kleinmanni con un sorriso e gridare al pericolo ambientale se nascono 3 Trachemys nel mio giardino?

Dove si nasconde il vero pericolo?

7 Responses to Trachemys, Trachemys, Trachemys …

  1. Che dire… Queste cose già le scrivevo 14 anni fa nella mia tesi di laurea, notando che in terra, a parità di condizioni, e visto il gran numero di uova in più deposte, quelle di Trachemys rispetto a quelle di Emys, erano ridicole. Durante la discussione, il fatto mi fu pure contestato! Di fatto è verissimo quanto dici: le popolazioni “naturalizzate” crescono in virtù degli esemplari rilasciati da privati stufi del giocattolino, e chi grida all’invasione, prende poi soldi, spesso tanti, per tenere questi animali in lager di concentramento… Non ci sono basi scientifiche alla base di queste affermazioni, bensì semplici considerazioni economiche! Mi spiegate la differenza tra una Trachemys scripta elegans, rispetto ad una Trachemys scripta scripta? A mio avviso solo quella macchia rossa ai lati del capo, null’altro. Stessa biologia, stessi comportamenti, stesso pericolo di infestazione e di portare salmonella. In realtà, nessuna delle due specie è realmente infestante e pericolosa per le nostre Emys, infatti da adulte la dieta diventa in gran parte vegetariana in natura e per giunta sono molto più acquatiche di queste ultime, fatto questo che le rende assai più vulmerabili nei nostri climi a seguito del disseccamento dei cosri d’acqua nel periodo estivo. Non ultimo il fatto che l’adattamento delle loro uova, richiede un ambiente normalmente più umido rispetto a quello che troviamo da noi.
    Mi domando: qualcuno si è mai chiesto realmente se a fronte di una marea du uova deposte, quante se ne schiudono in realtà? Le nostre piccole e schive Emys depongono poche uova, ma se non predate si schiudono immancabilmente tutte!

  2. “Mi spiegate la differenza tra una Trachemys scripta elegans, rispetto ad una Trachemys scripta scripta? A mio avviso solo quella macchia rossa ai lati del capo, null’altro.”

    Maurizio è la stessa cosa che mi chiedo sempre io! Adesso che vendere le Trachemys scripta elegans è vietato i negozi pullulano di scripta scripta o varie sottospecie… Ma cosa è cambiato quindi? Nulla!!! Si tratta della stessa identica cosa, stesso identico iter: se le portano a casa piccine, le allevano in vaschette lagher a vita oppure le abbandonano. Un destino veramente infame per questi poveri animali che hanno avuto la disgrazia di nascere nelle farm e di essere acquistati dalla persona “sbagliata”.

    Lorenzo mi sembra superfluo che ti dica che sono assolutamente d’accordo.

  3. Ovviamente tutto ciò che accade, dall’abbandono all’eventuale recupero per essere destinate ad un centro di raccolta ecc., si ripete esattamente identico, così come il comportamento dell’animale nel nostro habitat ecc.

  4. Grazie amici,
    seppure mi rendessi conto dell’evidenza della cosa temevo di aver preso una cantonata in quanto l’opinione generale di appassionati e addetti ai lavori è sempre costantemente quella di “demonizzare” questa specie.

    Condivido la rabbia di erpetologi naturalisti, spesso contrari alla terraristica, che si vedono invadere habitat naturali da specie alloctone e ne condivido altresì la volontà di eradicazione da determinati habitat.

    Tuttavia, non serve molto per constatare la totale inefficacia della legge che ne bloccò le importazioni in termini di tutela della specie e dell’ambiente, ma d’altro canto si tratta di una norma CITES che in quanto tale non voleva e non poteva essere mirata a tali scopi in modo diretto.

    Pertanto mi sento di poter affermare che decisioni serie in merito alla gestione di questo problema non se ne sono prese per il momento nel nostro paese; provvedimenti semplici ed auspicabili quali un blocco delle importazioni di esemplari neonati e/o una legge simile a quella Americana che vieta il commercio di esemplari con carapace inferiore ai 10 cm sarebbero probabilmente dei provvedimenti che in breve tempo ridurrebbero contemporaneamente le sofferenze di tanti animali e il rischio di acquisti irresponsabili con conseguenti abbandoni.

  5. Altro argomento importante correlato alle Trachemys è la gestione dei centri di recupero; sia io che Vale facciamo da anni e senza chiedere nulla in cambio a nessuno offriamo la nostra disponibilità affinché la domanda e l’offerta di esemplari adulti di Trachemys si incontrino in modo che tali animali divenuti troppo ingombranti in appartamento vengano accolti in laghetti privati di gente che sia disponibile a prendersene cura.

    Alcuni centri recupero fauna tentano di gestire come possono la problematica, ma per la maggior parte ho l’impressione che se da un lato c’è chi ha trovato il modo di trarre vantaggio dalla cosa “mettendo acqua nel proprio secchio dall’altro c’è una grande folla con l’acqua alle caviglie che grida all’alluvione ma nessuno si decide a chiudere il rubinetto”.

  6. Hai detto bene, “nessuno che chiuda il rubinetto”! Vengo sempre considerata una radicale per questa mia idea (e anche per altre…), ma ribadisco che la cosa più appropriata sarebbe vietarne importazione e commercio, soprattutto per la brutta fine che fa almeno l’80% degli esemplari che sopravvivono: terminare la loro esistenza in una piccola vaschetta in plastica nelle quali sono cresciute o al massimo in un acquario.

  7. Vale,
    purtroppo temo che vietarne il commercio significherebbe semplicemente deviare la richiesta di mercato su altre specie; un po’ la stessa cosa che è successo in seguito al blocco delle cessioni gratuite per le terrestri: semplicemente sono arrivate Testudo importate non sempre e non necessariamente nate in cattività semplicemente perché il regolamento CITES è stato recepito in tempi e modi diversi dai diversi paesi della Comunità Europea.

    Credo che vietare il commercio dei neonati scoraggerebbe molti acquirenti semplicemente perché gli spazi e le necessità d gestione di un’acquatica di 10 cm sono piuttosto impegnativi.

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