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Rischio ritenzione?

by Lorenzo - novembre 1st, 2011.
Filed under: Patologie, Riproduzione, Testudo graeca.

L’apertura molto ridotta tra lo scuto sopracaudale e le placche anali mi suscitano diversi dubbi su questa femmina adulta di Testudo graeca: non credo che nonostante la mobilità del piastrone vi sia sufficiente spazio per far uscire le uova.

Nonostante abbia un po’ riflettuto sul caso non sono ancora riuscito a definire il miglior metodo di gestione di questa femmina. Mi piacerebbe avere qualche opinione in merito.

7 Responses to Rischio ritenzione?

  1. La piccola fessura l’avevo notata pure io quando siamo andati a Firenze a prendere gli animali… Ha lo stesso problema la mia femmina, tuttavia essenso più giovane penso che crescendo il problema non peggiorerà. In questo caso gli anni di terrario hanno fatto crescere in modo anomalo la parte caudale del piastrone e temo che l’unico modo di migliorare la situazione sia di armarsi di santa pazienza e di una fresettina elettrica, di quelle usate per le unghie e periodicamente limare la parte caudale per ridurla. Temo che ci vorrà del tempo ma alla fine riuscirai ad ottenere un risultato soddisfacente. Rimane da valutare quanto potrai intervenire prima di arrivare alla parte viva dell’osso. Da qui in poi se il primo pezzo non è sufficiente a garantire una corretta apertura, dovrai intervenire sull’osso stesso. In questo caso è probabile che sia necessario l’intervento di un veterinario esperto. Ma s’ha da fare… se un giorno la vodrai vedere accoppiare e deporre.

  2. Grazie Maurizio e grazie anche a tutti coloro che mi stanno rispondendo via mail!

    La tartaruga sembra cresciuta molto bene e magari mi sto solo fasciando la testa come mi ha detto qualcuno… ha una hermanni cresciuta un po’ male con un’apertura molto stretta, ma fa le uova più allungate e non ha mai avuto problemi a deporre.

    Vederla riprodursi sarebbe bello, ma non è la priorità assoluta rispetto a eventuali rischi per la sua salute; ma al di là dell’accoppiamento il mio timore è che possa ovulare anche senza maschio, si sa che a volte i cambi stagionali associati ai colpi sul carapace stimolano l’ovulazione ed ho notato che queste due femmine si colpiscono a vicenda quotidianamente.

  3. E vero che lo spazio tra la sopracaudale e la placca anale é molto stretto e mi pare molto probabile che nessuno uovo possa passare. Ma forse come lo suggerisce Tartamau se un giorno questa femmine dovesse riprodursi, sarebbe possibile di intervenire sulla scaglia caudale.
    Da me ho una femmina marokkensis Cara, addottata sei anni fa da una persona che vive nel nord della Francia, che ha un carapace molto piatto e avevo paura che non possa mai deporre. Infatti questa femmina non ha mai deposto nessuno uovo, non so se é perché é sterile o se a causa di questa forma piatta del carapace la natura ha fatto che non si riproduca. Per altro questa femmina, nel suo passato che non conosco, ha probabilmente subito un accidente, forse morsa da un cane e i suoi proprietari precedenti le hanno intagliato il piastrone apparentemente per sopprimere le parti dannegiati. La tartaruga non é scomodata da questo e i tagli son molto bene cicatrizzati, ma io non avrei mai avuto il corraggio di farli.
    Vi mostro il piastrone di Cara in un novo articolo

  4. Anche a me la fessura sembra un pò stretta per far passare le uova.
    Aline sono curiosa di vedere questa tartaruga, anch’io ve ne mostrerò una che ha un problema analogo.

  5. OK faccio subito un nuovo articolo con delle foto delle mia cara.

  6. Nel ringraziare ancora tutti per i consigli posso dire che grazie ad essi mi sono fatto quest’idea: l’apertura è stretta tanto da far pensare che un uovo non ci passi, ma la tarta fino ad oggi non ha mai deposto e non è detto che ovuli e deponga in futuro. E non è neanche certo che le dimensioni delle sue uova eccedano l’apertura.

    Prima di decidere se e come intervenire penso sia necessario monitorare con rx ed eco un eventuale ovulazione e calcificazione delle uova nonché una verifica della misura delle uova stesse.

    Nel caso in cui le uova calcificate eccedano la misura dell’apertura posteriore del carapace penso si renderà necessaria una riduzione “chirurgica” delle placche anali del piastrone e/o la sterilizzazione dell’esemplare.

    Sto valutando il discorso di riduzione manuale “superficiale” della placca cornea proposto da Maurizio alla luce di una sorta di valutazione in contro luce dello spessore dello strato corneo appunto. Tale metodo di valutazione mi è stato sempre consigliato da un’amica allevatrice e per quanto semplice credo mi sarà molto utile per stabilire quanti millimetri potranno essere limati senza arrivare a toccare l’osso. Appena scatterò le foto in trasparenza aprirò un nuovo articolo.

  7. http://www.tartoombria.org/blog/2011/11/05/test-controluce-per-rachida/

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