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Rammollimento del Carapace… perché?

by Lorenzo - gennaio 20th, 2010.
Filed under: Alimentazione, Letargo, Patologie, Riproduzione, Testudo marginata.

Fenomeno piuttosto frequente in molti allevamenti è la morte dei piccoli nel corso del primo anno di vita e uno dei sintomi più evidenti collegato a mortalità elevate è il rammollimento del carapace, ma…

… questo è il sintomo!!! Sulla reale causa ho sentito formulare svariate ipotesi, ma non sono riuscito a farmi un’idea chiara:

  • parassitosi;
  • virus;
  • batteri;
  • setticemia conseguente a infiammazione di varia natura;
  • mancato letargo;
  • cattive condizioni i allevamento;
  • utilizzo di lampade non UVB nel terrario e conseguente mancanza di assimilazione del calcio/vit D;
  • mancanza di vit A dovuta ad una cattiva alimentazione delle madri nel momento dell’ovulazione;
  • disidratazione…

… cosa ne pensate? Quali sono le vostre curiosità e soprattutto le vostre esperienze e la vostra idea in merito a queste misteriose morti dei piccoli?

Mi piacerebbe approfondire con voi un argomento tanto spesso dibattuto in merito al quale non ho mai ricevuto risposte certe…

 

Nelle foto un piccolo di Testudo marginata messo in terrario dopo essersi spontanenamente svegliato dal letargo nel mese di febbraio: evidente “depiramidalizzazione” e leggera apatia…

… tornato all’aperto in primavera, il piccolo non è mai cresciuto di un grammo nonostante abbia continuato regolarmente a bere e ad alimentarsi.

In fine la morte è arrivata all’inizio dell’estate per un totale rammollimento del carapace.  

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16 Responses to Rammollimento del Carapace… perché?

  1. Proprio quest’anno ho avuto dei casi analoghi in piccole Testudo marginata e Testudo graeca del 2008, mentre le hermanni che vivevano nello stesso recinto hanno continuato a crescere e non hanno presentato alcun sintomo. Ho portato le piccole da diversi veterinari, ma nessuno ha saputo darmi delle spiegazioni a questo fenomeno. Le tararughine sono state anche sverminate ma ciò non ha apportato nessun miglioramento.
    Al termine delle loro esistenza sono diventate inappetenti e a pochi giorni dalla morte si sono gonfiate parecchio. Ad essere molle era solamente il piastrone. Le tartarughine in questione sono state allevate all’aperto, in condizioni climatiche favorevoli e con un’alimentazione a base di erbe selvatiche.
    Nel recinto erano state introdotte 2 piccole T.graeca dopo 3 mesi di isolamento.
    In passato sentii parlare di rammollimento del carapace causato da Hexamita parva, un protozoo flagellato che infesta le vie urinarie… Però i veterinari non hanno richiesto nessun esame in merito e io continuo a vagare nel buio a riguardo.
    Quest’anno ho avuto diversi decessi e tutti con questi sintomi. Ho nascite dal 1996 e una cosa del genere non mi era mai capitata.
    Alcune sono sopravvissute, ma la loro crescita risulta comunque bloccata alla primavera scorsa.

  2. Vale, che io sappia non è consigliato tenere insieme greche con altre specie…. forse è per questo che alcuni dei tuoi esemplari sono morti…
    Tre anni fà io ho avuto lo stesso problema con 2 baby di marginata che avevo introdotto nel recinto delle mie baby di thh..
    a inizio estate sono morte (nella stessa maniera che tu hai indicato), le due marginata e 4 thh!!!
    prima di allora non avevo mai avuto decessi… da allora tengo tutte le tartarughe separate per specie e da due anni a oggi non ho piu avuto di questi problemi !!
    oggi allevo nello stesso recinto solo thh con thb.

  3. Hai ragione Giuseppe, ma finora le avevo tenute insieme e non era mai successo nulla. Erano nate sempre tutte a casa mia, mentre le ultime due che ho introdotto erano di una persona fidatissima e comunque le avevo tenute in isolamento per 3 mesi. Comunque non ripeterò più questo errore.
    Il fatto è che lo stesso problema si è verificato a casa di mia zia che non ha T.graeca, non ha introdotto esemplari e tutti i piccoli sono nati a casa sua. E’ successo quest’anno anche a lei per la prima volta.
    Nel mio caso le hermanni sono risultate assolutamente immuni.

  4. Da tanti anni allevo e riproduco hermanni senza problemi; infatti, anche per quanto riguarda la mia esperienza con questa sintomatologia, la cosa ha interessato principalmente neonati di marginata e graeca provenienti da altri allevamenti, coinvolgendo in minima parte anche neonati di hermanni alloggiati insieme.

    Se dovessi dire cosa accomuna gli esemplari che in diversi allevamenti hanno evidenziato questi sintomi posso dire che:

    - si tratta sempre o quasi di neonati;

    - tali esemplari rivelano solitamente una certa irrequietezza durante il letargo ed un risveglio anticipato;

    - spesso si evidenzia la problematica in piccoli allevati con esemplari adulti, anche della stessa specie, pur non coinvolgendoli;

    - nei piccoli provenienti da grandi allevamenti sembra sia più frequente la morte legata a questi sintomi;

    - la morte sembra quasi sempre imputabile allo sviluppo di patologie respiratori, oculari o ad un processo di grave setticemia rivelato anche dal rammollimento del carapace con eventuale arrossamento del piastrone;

    ?????

    Il fatto che si allevino insieme specie diverse non ha mai creato problemi agli adulti e devo ammettere che anche tra lo stesso gruppo di piccoli allevati in promiscuità di specie non tutti hanno evidenziato le stesse problematiche.

    L’idea che si possa trattare di virus, parassiti o batteri mi è passata per la testa, ma non mi ha mai convinto; infatti, credo che un attacco virale, batterico o parassitario pesante sarebbe stato nefasto per tutti i piccoli e sarebbe anche stato in grado di superare le esili barriere che li dividevano da altri individui sani… poi generalmente la sverminazione non vale a molto… direi a nulla!

    ?????

  5. Trovo molto interessante quanto viene detto nel libro “Malattie dei Rettili” di Albert Martinez Silvestre (Ed. Reptilia 2007) in merito al tasso molto elevato di mortalità nei piccoli delle specie di Testudo mediterranee allevate in parchi e/o giardini zoologici.

    Come ogni allevatore con esperienza sa c’è minor rischio di morte nel far ibernare un neonato che nel tenerlo in terrario, dove per poter ricreare le corrette condizioni serve buona esperienza e materiali adatti (teca, lampade, substrato, riscaldatore, termostato, termometro, igrometro…).

    Detto questo ed appurato che le condizioni da offrire ad un neonato affinché possa crescere sano sono sicuramente quelle più naturali possibile, ma con alcune piccole accortezze: almeno nel primo anno non deve mai mancare cibo, tanto sole e una zona umida e ombreggiata con acqua a volontà!

    Nonostante ciò a volte però vediamo alcuni piccoli deperire e morire per “rammollimento del carapace”; allora quale potrebbe essere la causa alla base di questo deperimento fisico irreversibile?

    Quando si presenta questo sintomo, sia i neonati tenuti in terrario sia quelli lasciati andare in letargo, con un decorso che può essere più o meno lento, muoiono generalmente prima dell’arrivo dell’estate presentando i suddetti sintomi: irrequietezza durante il letargo, depiramidalizzazione, perdita di colore del carapace, mollezza del carapace, patologie oculari e respiratorie, setticemia…

    Ammesso che le condizioni loro offerte siano in ogni caso quelle ottimali, la causa va cercata a monte: nell’uovo o nella madre?

    Nel libro sopra citato si spiega proprio come la sopravvivenza dei piccoli nel primo anno sia determinata dalle condizioni delle madri e dalla loro alimentazione durante l’ovulazione.

    Grazie al sacco vitellino i piccoli possono tranquillamente trascorrere il letargo nel nido senza necessità di alimentarsi fino all’arrivo della primavera successiva: in quel sacco vitellino, che nulla è se non il tuorlo dell’uovo, è contenuta la quantità di Vitamina A necessaria a raggiungere i mesi caldi quando questa verrà assunta in modo adeguato dagli alimenti.

    Le dimensioni del tuorlo dell’uovo e di conseguenza quelle del sacco vitellino determinerebbero pertanto le possibilità di sopravvivenza dei piccoli nel primo anno d vita: una mamma in natura sa come, quando e cosa mangiare, ma in allevamento dobbiamo essere noi a garantirle il corretto apporto di nutrienti!

    A questo punto il fatto che il sintomo si presenti maggiormente in grandi allevamenti, oltre ad essere connesso alle minori attenzioni che vengono date ai tanti neonati rispetto a quelle del piccolo allevatore, è probabilmente imputabile al fatto che dove ci sono tanti esemplari, certamente mai tanto ampi quanto quelli naturali, il cibo in alcuni periodi potrebbe scarseggiare o comunque non essere sufficiente e così alcune deposizioni, soprattutto quelle estive e/o tardive ne soffrirebbero.

    Questa teoria mi ha convinto più di ogni altra… voi cosa ne pensate?

  6. Ops!

    Ho scritto veramente troppo!!!

  7. Lorenzo mi trovo d’accordo su tutti i punti che hai elencato e che accomunano queste patologie. Per quanto riguarda il fatto che ciò succede ai piccoli provenienti da grandi allevamenti, non ti saprei dire, cosa certa è che ho molte nascite e quindi non ho esperienza di allevamenti con pochi esemplari.
    Per quanto riguarda la morte, nel mio caso non ho notato lo sviluppo di altre patologie (respiratorie, oculari ecc.) ma solamente un processo di gonfiore e setticemia rivelato anche dall’arrossamento e rammollimento del piastrone.

    E’ molto probabile che come dici tu, il fatto che il sintomo si presenti maggiormente in grandi allevamentiperchè si danno minori attenzioni a tanti neonati rispetto a quelli del piccolo allevatore. Inoltre con tanti esemplari racchiusi in spazi mai tanto ampi quanto quelli naturali, il cibo in alcuni periodi potrebbe scarseggiare o comunque non essere sufficiente e così alcune deposizioni, soprattutto quelle estive e/o tardive ne soffrirebbero.
    Anche se a casa abbiamo erbe in quantità industriali e nei periodi di magra abbiamo campi di cicoria coltivati apposta per loro e la dose quotidiana che viene somministrata è assai abbondante sia per i piccoli per gli adulti (spesso ne avanza). Però potrebbe essere comunque e credo che, come sostieni tu, sia una cosa trasmessa dalla madre.
    Una cosa importante che ho notato è che mi è successo solo con le baby 2008, le uniche che ho fatto nascere in incubatrice. La cosa non si era mai verificata prima d’ora, poi è stata trasmessa anche a 2 piccoli di T.graeca non nati in incubatrice (gli unici due nati naturalmente che si sono ammalati).
    Nel 2009 non l’ho utilizzata e sono curiosa di vedere come va, anche se penso che si tratti di una semplice coincidenza.

  8. Vale, in realtà l’idea che il problema si presenti con maggior frequenza in grandi allevamenti non è propriamente mia, ma mi stata suggerita dal libro dove si parla di parchi e zoo e poi si tratta solo della prima ipotesi…

    … l’idea che con l’incubatrice “forzando” la nascita di tutti i piccoli, azzeriamo una prima selezione naturale, facendo nascere anche quei piccoli che in natura non ce l’avrebbero fatta trovo sia assolutamente valida.

    Quei piccoli che non sarebbero nati moriranno comunque, ma se il problema fosse sempre nel loro sacco vitellino?

    Vetter ne parla nel suo libro devo andare a vedere…

  9. A pag. 163 del suo libro sulle Testudo hermanni H. Vetter citando uno studio di Zwart (2002) su 6 piccole testudo morte er rammollimento del carapace, dice che l’autopsia rivelò “un’infiammazione dell’intestino grasso a casua di infezioni endoparassitarie di criptosporidi, tricostomi e flagellati. Quest’infiammazione inibiva l aproduzione di calcio dal cibo assimilato, che a sua volta impediva la formazione di tessuto osseo ben calcificato, con il risultato che la corazza era sempre più tenera. Quattro di esse soffrivano anche di prproblemi ai reni, con ulteriore interessamento del metabolismo deò calcio.”

    Stando a quanto riportato da Vetter, questo studio ipotizza che i parassiti siano stati acquisiti prima della schiusa e che sterilizzando il subsrato di incubazione il problema si ridurrebbe drasticamente.

    Questa teoria sarebbe anche in sintonia con quanto riportato da molti allevatori in merito all’allevamento promiscuo di adulti e neonati: sembrerebbe che piccoli allevati insieme agli adulti siano particolarmente soggetti al sintomo del rammollimento del carapace. Dato per appurato che alcuni parassiti convivono in perfetto equilibrio con le nostre tarte adulte non è detto che sia lo stesso per le piccole… è un po’ la stessa cosa per tutti gli animali: i piccoli non sempre resistono ad alcune patologie anche banali per le quali gli adulti sono auto-immuni.

    Ma se anche in questo caso i parassiti si attaccassero in particolar modo agli individui più deboli? Quelli nati “a forza” in incubatrice e anche quelli figli di “madri magre”?

    Credo che il discorso possa essere in linea anche con la tua esperienza Vale: che ne dici? Se prima di allora non hai mai avuto problemi e in quell’anno ne hai avuti solo con alcuni soggetti è possibile che in incubatrice siano nati anche gli individui più deboli e di conseguenza più soggetti a patologie? Però in questo caso non saprei come giustificare la morte dei piccoli nati in terra: erano sempre nati nel tuo allevamento da madri ben alimentate?

  10. Penso che probabilmente hai centrato il problema, in effetti ad alcune cose non avevo nemmeno mai pensato, prima che le dicessi tu e secondo me sono molto vicine a quella che può essere la realtà.
    I piccoli non nati in terra che purtroppo sono stati “contagiati” (se di contagio si può parlare visto che non ho ancora capito cos’è successo quest’anno), non erano nati a casa mia, ma a casa della mia compaesana Laura (piccolo allevamento di T.graeca, mai una morte).

  11. Quello ce dici Vale mi fa venire in mente ancora una relazione tra queste morti e il fatto di allevare insieme diverse specie: come dall’esperienza riportata anche da Giuseppe.

    Nel tempo mi sono fatto l’idea che individui adulti e sani sono in grado di auto immunizzarsi a tutto se messi nelle condizioni di vivere in modo consono alla loro biologia; credo che i loro piccoli a volte non siano invece immuni alla nascita e per questo la convivenza con gli adulti può generare problemi, ma un 50% dei piccoli a detta di molti allevatori non presenta problemi e vive tranquillamente!

    Molti allevatori non hanno alcun problema a far convivere adulti e giovani di specie diverse, ma se introducono individui provenienti dall’esterno i problemi non tardano ad arrivare…

    … potrebbe essere che la questione auto-immunità sia legata ai singoli allevamenti e non necessariamente alle specie? In questo caso i piccoli con difese immunitarie ridotte e in particolare quelli introdotti dall’esterno non essendo in alcun modo pronti ad affrontare determinate problematiche corrono i rischi maggiori.

    A conferma di questo devo dire che chi ha avuto problemi con i piccoli spesso dice che tenendoli separati dagli adulti per i primi anni, riportandoli nei recinti degli adulti non c’è problema!

  12. Sono d’accordo con te Lorenzo (scusa per il ritardo nella risposta). Io tengo i miei piccoli separati dagli adulti fino ai 4-5 anni, soprattutto per evitare schiacciamenti, quindi aspetto che il carapace si sia ben rinforzato. Non ho mai sperimentato il fatto di metterli subito insieme, adulti e piccoli, ma credo che sarebbe deleterio anche per eventuali patologie che magari possono risultare letali per i piccoli ed innocue per gli adulti.
    Comunque dall’anno prossimo separerò anche i piccoli per specie, non è stata una piacevole esperienza quella di quest’anno con i piccoli 2008.

  13. Prima di tutto scusate la mia lunga assenza, ma da un certo tempo ho degli affanni famigliali, il mio figlio piu particolarmente non va bene e é tornato da noi, e dunque non ho avuto ne la testa ne il tempo di venire sul questo interessantissimo blog.

    Per quanto riguardo questa terribilie malattia del ramollimento del carapace dei piccoli nel lor primo anno di vita, posso dire che sfortunatamente la conosco bene. Ma c’é da notare che nel mio allevamento, che non é grande del tutto, sono soltanto il piccoli graeca marokkensis che muoiono di questo malattia.
    Che siano nati naturalmente nel giardino, o nell’incubatrice, il fenomeno é lo stesso. Generalmente muiono durante la primavera o l’inizio dell’estate che segue il primo letargo. Certi comminciano a poco a poco a rimollire, non mangiano piu, e rimangono quasi senza muoversi durante settimane.
    E veramente terribilmente triste e difficile di verderli deperire cosi e l’ultima primavera un piccolo era arrivato ad un tale stato di ramollimento che le sue scaglie si staccavano e il sangue cominciava a uscire da sotto. Per me é stato talmente insupportabile quando una mattino ho visto questo, che mi sono detto che dovevo por fine a queste sofferenze e ho deciso di uscire immediatament questo povero piccolo…e ho fatto una cosa orriblile, che non mi sarei mai creduta capace di fare, l’ho ucciso col buttargli sopra una grossa pietra ! non ne potevo piu di lasciarlo agonizzare piu avanti e anche se éro inorridita da questo metodo brutale, sono stata sollevata quando l’ho visto morto.
    Avevo preso delle foto di questa povera bestia prima di ucciderla e ve li mostrero in un prossimo articolo.

    Dunque, ho conosciuto questa mortalità di piccoli graeca fin dall’inizio dell’allevamento delle marokkensis, cio é 8 anni fanno, che fossero tra i piccoli che restavano da me o tra quegli che avevo datti ad amici, quasi tutti muoiavano.
    Devo dire che non metto i piccoli con gli adulti, ma che sono insieme con altre specie, hermanni essenzialmente e che nessuno altro piccolo d’altra specie muore.
    Tutti i miei piccoli fanno il letargo fuori e un’anno avevo provato di lasciare i piccoli graeca in terrario ma avevo anche avuto piccoli morti, generalmente venivano morire nella loro acqua da bere cio che potrebbe fare pensare che si disidratavano forse ??? ma pero éro attenta ad umidificare la terra regolarmente, dunque non capivo e non ho ancora capito per quale ragione questi piccoli muoiono anche all’aperto in recinti spaziosi, bene sollegiatti e con vegetazione e alimentazione corretta : erbe selvatiche, un po d’insalate e di frutta ma non spesso.
    Avrei tendenza a pensare come é stato e evocato piu alto da Lorenzo, che il problema sarebbe piuttosto da cercare nelle madri durante sia l’ovulazione sia nella gravidezza. Infatti non so cosa dire e spero che un giorno si potra trovare le ragioni di questa malattia dei piccoli.

  14. Hai ragione Vale non è affatto una piacevole esperienza e ripensando ad un piccolo che ho visto morire lentamente capisco a pieno il tuo gesto Aline.

    La cosa curiosa è comunque che in ogni caso muoiono solo alcuni piccoli, ma a quest punto, per i sopravvissuti, cosa è lecito pensare?

    Sono più forti e grazie alle loro difese immunitarie non hanno sviluppato la patologia oppure sono dei portatori sani che potrebbero sviluppare i sintomi in ritardo e contagiare altri esemplari?

    Personalmente sono più propenso alla prima ipotesi perché penso che i neonati che entrino in contatto con patologie gravi come Herpesvirus, Micoplasma, Hexamita o parassitosi importanti non possano sopravvivere comunque e non credo neanche siano in grado di sviluppare gli anticorpi necessari per poter diventare portatori sani.

    In merito a questo discorso penso sia molto importante il concetto di “profilassi preventiva” da applicare su ogni esemplare di nuova acquisizione e comunque, personalmente, trovo sia raccomandabile introdurre in allevamenti avviati solo esemplari neonati da tenere isolati fino al quarto-quinto anno. Comunque anche in questo caso solo una oculata profilassi preventiva ci consentirebbe di escludere a pieno la presenza di gravi contagi.

  15. Io ho consultato dei veterinari, ma non mi hanno saputa aiutare. Ho lasciato anche un cadaverino per un’autopsia ma non mi hanno fatto mai sapere nulla.
    Aline volevo chiederti se avevi anche delle marginata insieme alle piccole graeca marokkensis. A me il problema è partito dalle graeca e si è trasmesso alle marginata, o almeno questa è stata la mia impressione. Di conseguenza a me sono morte anche le marginata, nei periodi indicati da te. Purtroppo alcune superstiti (che ero riuscita con i salti mortali a tenere in vita e mi sembravano fuori pericolo) mi sono morte durante il letargo, alcune settimane fa. Me ne sono accorta durante un controllo. Ho visto le piccole sopra la paglia del rifugio, le ho guardate e avevano gli occhi scavati tipici della morte. Dal 1996, anno nel quale ho avuto le prime nascite, a oggi non avevo mai avuto tante morti tutte insieme e meno che mai durante il letargo.
    Il bilancio è che mi è rimasta una sola T.marginata del 2008 (su 13) e nessuna graeca (7 su 7 decessi).

  16. Terribile Vale!

    A me, come sai, la stessa cosa è avvenuta qualche anno fa interessando tutte le specie, ma imputai la colpa del fatto al trasloco in atto.

    Quest’anno non sono ancora andato a frugare tra le piccole in letargo, ma il fatto di non vederne emergere sopra le foglie mi lascia piuttosto sicuro.

    La diagnosi sui piccoli non è facile, ma credo che in questo articolo siamo riusciti ad individuare quasi tutte le problematiche alle quali tale patologia potrebbe essere connessa: pertanto si potrebbe tentare di verificare se nei piccoli morti c’è ingrossamento dei reni quale conseguenza di una sofferenza causata da Hexamita e disidratazione, si porebbe anche indagare nella mucosa alla ricerca di eventuali batteri o virus, oppure ancora, nelle feci alla ricerca di pesanti attacchi parassitari.

    Al di la di tutto temperature di letargo eccessivamente elevate potrebbero complicare ognuno di questi disagi, mentre leggevo su un manuale per veterinari che anche Hexamita dopo un letargo a basse temperature potrebbe scomparire naturalmente.

    In merito alla domanda che hai fatto ad Aline, mi sembra di ricordare che avesse anche delle piccole margi insieme a graeca ed hermanni, ma non ne sono sicurissimo.

    Concludendo mi scuso per la lunga attesa, ma il mio tempo da dedicare alle tarte va diviso tra il web e le tarte un carne ed ossa: poiché alla Esotika di Pg mi sono deciso a continuare la mia avventura con le hors acquistandone una coppia mi sono trovato a ripercorrere la difficile strada dell’ambientamento e della cura di questa specie… ho visto ripetersi più o meno la storia di Larissa che conosci, ma per raccontarla aspettavo che almeno questa volta vi fosse un lieto fine che sto ancora attendendo mettendoci un quotidiano impegno!

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