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Testudo horfieldi habitat (Foto di T. Langerwerf)

by Lorenzo - gennaio 7th, 2010.
Filed under: Habitat, Pdf & Documenti, Riproduzione, Tartagiardini & Allevamenti storici, Tecnica, Testudo/Agrionemys horsfieldii.

Thanks to Timo Langerwerf (Agama International), who authorized us to use Agama International pics of  Testudo horfieldii.

Poiché alcuni paesi hanno ancora delle elevate quote di cattura ed esportazione di animali selvatici, molti degli esemplari di Testudo horsfieldi offerti in vendita sono di cattura (anche se la normativa italiana non prevede importazione diretta di esemplari Wild!) e quindi provenienti dal loro ambiente naturale, le regioni desertiche dell’Asia centrale, molte delle quali facevano un tempo parte dell’Unione Sovietica: da cui il nome di Tartaruga delle steppe russe.

Molti degli esemplari acquistati finiscono spesso per soccombere in seguito alle cattive condizioni di trasporto e gestione offerte da mani inesperte. Non è semplice allevare animali selvatici soprattutto quando provengono da ambienti tanto diversi dal nostro, ma forse non è poi così impossibile con questa specie ai nostri climi temperati.

Stando a quanto riportato nell’articolo di Agama International il segreto del successo nell’allevare le Testudo horfieldi sta proprio nell’offrirle un habitat il più possibile simile a quello naturale e pertanto assolutamente ostile e secco: estati torride (fino oltre +40°), inverni rigidissimi (fino oltre -30°) e poca umidità.

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Come ottenere tutto questo? Per quella che è l’esperienza di Agama International: allevamento all’aperto (Minnesota – U.S.A.) tutto l’anno, in un ampio recinto con fondo in terra naturale, rocce, tronchi e cespugli che offrano la possibilità di fare basking, scavare, scalare, nascondersi… Per quanto riguarda la protezione dalle piogge abbondanti tipiche delle nostre stagioni primaverili e autunnali è sufficiente ricoprire la metà del recinto con un pannello di plexiglass o semplice ondulina in modo che le tartarughe possano scegliere dove spostarsi.

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ALIMENTAZIONE & BASKING

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Ritengo molto importante ricordare che gli animali selvatici sono abituati a nutrirsi di erbe selvatiche e che chi vive in climi secchi non necessariamente è abituato a soffrire la sete benché possa tollerare lunghi periodi senza acqua. Pertanto attenzione ad alimentare le Testudo horfieldi prevalentemente con erbe naturali quali ad esempio tarassaco, trifoglio, cicorie … e a lasciare sempre a disposizione una ciotola con acqua pulita.

FINE DEL LETARGO

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Un’attenzione particolare va anche posta agli sbalzi termici tra un giorno e l’altro e tra giorno e notte, ancora una volta tipici dei nostri cambi di stagione; infatti, si tratta di tartarughe che scavano tane profonde fino ad un metro al fine di attutire le mutazioni climatiche esterne. E’ per questa ragione che sarà necessario offrire agli esemplari di questa specie la possibilità di scavarsi una tana nel terreno il più possibile asciutto. Proprio per la mancata possibilità di offrire tane ben isolate molti allevatori scelgono di portare in terrario i propri esemplari subito prima e subito dopo il letargo.

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DEPOSIZIONE

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Inoltre non bisogna dimenticare che per un animale adulto di cattura l’interazione con l’uomo è comunque fonte di stress pertanto qualsiasi manipolazione e/o spostamento vanno evitati; nell’articolo di Agama International si dice che la prima deposizione è arrivata alla seconda primavera in allevamento, periodo necessario alle sei coppie per acclimatarsi e acquisire fiducia nel nuovo habitat ricreato dall’uomo.

UOVA

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Concludendo non va dimenticato che sconsigliamo comunque l’acquisto di animali di cattura in quanto oltre all’impoverimento delle popolazioni naturali queste raccolte provocano spesso innumerevoli sofferenze negli esemplari che vengono sottoposti allo stress della manipolazione appunto, del trasporto, della costrizione operata dalla detenzione stessa, e degli inevitabili sbalzi termici… Questi esemplari chiamati in gergo “catturoni” sviluppano spesso delle patologie parassitarie, respiratorie, batteriche e/o virali provocate principalmente da un abbassamento fisiologico delle proprie difese immunitarie che ne possono provocare la morte al di là delle cure e delle attenzioni che il miglior padrone può offrire loro.

Link consigliato:

Christoph Fritz & Beate Pfau – Care and Breeding of the Afghan or Steppe tortoise, Testudo horsfieldii

12 Responses to Testudo horfieldi habitat (Foto di T. Langerwerf)

  1. Grazie a te Lorenzo per quest’interessante articolo sulla testudo horsfieldii che effetivamente non pare di essere una tartaruga molto facile da allevare nei nostri climi piuttosto temperati.
    C’é anche un’ articolo interessante sulla testuto horsfieldii in Ousbekistan nelle rivista LaTortue N° 78 di dicembre 2007 in francese. Se vi interressa posso provare di farne uno scan.

  2. Aline, anche io ho sempre creduto che fosse una specie difficile, ma sono sempre più convinto che questa nostra idea sia dovuta al fatto che la maggior parte degli esemplari che si trovano in vendita provengono ancora da cattura e tutti gli esemplari di cattura sono molto più “delicati” degli altri nel periodo della cosiddetta “acclimatazione”.

    Trovo molto interessante anche questa testimonianza di nascita in terra riportata nel vostro forum http://tortues-actions.naturalforum.net/agrionemys-horsfieldii-f16/avis-de-naissancein-natura-t4985.htm

    Per l’articolo di cui parli mi farebbe molto piacere riceverne una copia via mail: vorrei tornare a parlare di questa specie molto commerciata dopo il blocco CITES delle specie europee e racconterò anche la triste storia di un’esemplare che ho avuto con me per un anno!

  3. Hai certamente raggione, é sicuro che non conoscendo bene questa tartaruga a volte ci facciamo false idee e che gli esemplari nati in cattivita devono addattarsi piu facilemente ai nostri climi nella misura in cui hanno le condizioni di mantenimento addatte.
    Vado a vedere l’articolo del mio forum di cui parli (vergogna non me ne ricordo !)
    Ti mandero un copia del articolo della Tortue via mail domani e aspettero con impazienzia che ci raconti la storia del tuo esemplare.

  4. Ho letto l’articolo che hai indicato http://tortues-actions.naturalforum.net/agrionemys-horsfieldii-f16/avis-de-naissancein-natura-t4985.htm e infatti conosco la persona che alleva queste horsfieldii, vive nelle stessa regione di me, in Provence, dunque abbiamo un clima mediterraneo, non troppo freddo in inverno, poche pioggie, un po piu di pioggia in primavera e autunno, e estate molto caldo e secco. Dunque appare che questa tartaruga si addatta bene e si riproduce sul nostro clima.

  5. Infatti, siccome il clima della vostra regione è simile alle regioni costiere italiane, sarebbe molto interessante saperne di più sul suo metodo di allevamento soprattutto per quanto riguarda il metodo usato per il letargo che credo sia uno degli argomenti più dibattuti.

    Qualcuno conosce per caso allevatori che utilizzano un letargo naturale all’aperto per questa specie?

    Nell’articolo di Christoph Fritz & Beate Pfau – Care and Breeding of the Afghan or Steppe tortoise, Testudo horsfieldii si dice che loro utilizzano il metodo del terrario durante il cambio di stagione, ma in quel caso siamo in Germania e certamente si tratta a climi più piovosi in primavera e autunno.

  6. Io conosco un signore che in sicilia alleva ormai da anni una coppia di Horfieldi come delle Hermanni.
    Per il letargo mette a disposizione dei suoi esemplari dei rifugi che non permettono l’insediarsi di un elevato tasso di umidità.
    Anche io credo che la maggior parte dei problemi riscontrati nell’allevamento delle horfieldi siano dovuti al fatto che spesso si tratta di esemplari di cattura.

  7. In effetti credo che il problema dell’eccesso di umidità durante il letargo sia molto legato alla estrema rigidità dei climi invernali nelle loro regioni d’origine: dove le temperature si abbassano molto l’eccessiva umidità favorisce il congelamento.

    In Umbria, dove le temperature invernali scendono molto (mai quanto in Afghanistan!) le Thh in natura scelgono sempre terreni molto drenati e le loro tane per il letargo sono solitamente asciutte; invece in Albania, dove il problema principale potrebbe essere rappresentato dalle elevate temperature estive, le Thb vivono solitamente nei pressi di corsi d’acqua e bacini.

    Chi coltiva piante grasse sa che l’umidità del terreno in inverno potrebbe provocare il congelamento delle piante stesse, mentre terreni asciutti e drenati consentono di superare tranquillamente temperature sotto lo zero.

  8. Acnh’io conosco una persona che vive vicino a Toulon dunque in riva al mare, e alleva delle horsfieldii da piu anni. L’inverno fanno il loro letargo nel suo giardino senza problema. Potrei chiedergli piu informazioni.

  9. Credo sarebbe molto interessante potersi confrontare con uno di questi allevatori.

    Sapete se queste hors allevate in giardino si riproducono naturalemente come quelle del link al Forum?

    Giuseppe credevo che in Sicilia le Thh riuscissero a stento a fare qualche settimana di letargo: per le hors che in natura fanno sei/otto mesi di letargo sarà dura!!!

    In compenso per l’estivazione non avranno problemi!!!

  10. Lorenzo devo dire che le mie hermanni, (che allevo ormai da 10anni), hanno fatto sempre un letargo regolare…di solito si interravano gia a meta/fine ottobre…( sull’ Etna il clima in inverno è abbastanza rigido!!)… questo è il primo anno che molte di loro fino a dicembre erano ancora sveglie e mangianti!!!
    …non ti nascondo che questo innalzamento della temperatura mi turba un pò…infatti se da un lato temperature invernali cosi alte aiutano l’allevamento di tartarughe nordafricane, dall’altro, interferiscono negativamente nell’allevamento delle h.hermanni,
    che se non passano un letargo abbastanza freddo rischiano di diventare sterili!!

  11. Giuseppe, in realtà anche alcune le mie hermanni erano a passeggio fin quasi a metà dicembre, ma poi l’arrivo del freddo le ha fatte decidere a scavare nonostante qualche puntatina fuori nelle giornate più calde…

    … in Sardegna avviene più o meno la stessa cosa che succede da te e Vale ce lo può tranquillamente confermare!

    L’idea che inverno freddi stimolino la riproduzione è riportata anche nell’articolo di Agama e per questa ragione forse in Italia questa specie trova difficoltà soprattutto se si pensa poi che molti di questi esemplari transitano per i terrari in primavera e in autunno!

    In questo caso un lungo letargo controllato a temperature piuttosto basse (in frigo!) potrebbe essere la soluzione: per caso in Francia c’è stato un’inverno particolarmente freddo prima della nascita di quelle piccole? E poi ci saranno state altre nascite negli anni successivi?

    Hai qualche riferimento bibliografico che riporta questa diminuzione di fertilità nel caso di temperature miti o parli solo per esperienza?

  12. Ho trovato questo interessante resoconto di allevamento all’aperto nel Sud della Francia:

    La Maintenance des Ah par Alain Domenge

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